Il sottopasso del Soccorso è la nostra favola dello stento

Quando Matteo Biffoni si presentò alla città nel 2014, il dibattito sul futuro del Soccorso era già rovente da almeno un paio di anni. Il braccio di ferro tra l’allora sindaco Cenni (che voleva il viadotto) e l’agguerrito comitato di quartiere, inasprì senza dubbio una discussione che aspettava solo la scintilla della campagna elettorale. L’idea di città con cui Biffoni, giovane sindaco allora renziano, stravinse le elezioni però, a distanza di sette anni, non ha ancora trovato praticamente concretezza. Un’ulteriore mazzata poi, è arrivata in questi giorni: il sottopasso del Soccorso costerà 46 milioni di euro e sarà pronto entro la fine del 2026 . Forse.

Chi segue la politica locale si ricorderà benissimo dei tanti rinvii già subiti, dei mille intoppi, del passaggio di competenza ad ANAS, dei continui ritardi e dell’ingombrante burocrazia che rallenta quel necessario cambiamento che, altrove nel mondo, viaggia sempre più velocemente. Basta guardare cosa fanno in Cina, a Dubai o semplicemente in America. Grattaceli tirati su in un batter d’occhio e persino interi quartieri fatti nascere dove prima c’erano le dune nel giro di una manciata di anni. Guardando quanto accaduto per il Soccorso, per queste ragioni, sono in pochi a fidarsi dell’ultima scadenza annunciata.

La prima visione politica di Biffoni si articolava fondamentalmente su due grandi opere: il sottopasso al Soccorso e il parco centrale al posto del vecchio Ospedale. Entrambe, ad oggi, sembrano ancora lontanissime. Delle due, la situazione migliore è senza ombra di dubbio quella legata al progetto del parco nel centro storico dopo che anche qui, per anni, burocrazia, ricorsi e controricorsi hanno rallentato incredibilmente i lavori.

Nel 2014 rimasi affascinato dal racconto di una Prato più europea, più dinamica e più verde ma sono costretto a constatare che poche cose sono state realizzate. Emblematico è il caso di Riversibility, progetto che avrebbe dovuto rilanciare tutto il sistema di piste ciclabili e parchi che corrono lungo il tratto urbano del fiume Bisenzio ma che, di fatto, si è fermato ad un container-bar installato al Serraglio che, peraltro, fatica a trovare dei gestori.

Non ho mai rinunciato nelle critiche all’operato di questo sindaco e a quello della sua squadra. Credo però che sia opportuno porsi qualche domanda, anche in merito all’ennesimo ritardo che riguarda il cantiere del sottopasso e che, nei fatti, costringono i pratesi ad altri anni di traffico e di smog. Dodici in tutto, da quando il progetto fu presentato.

Il bravo amministratore è colui che riesce a far sognare in campagna elettorale o è colui che porta a compimento le promesse? È quello che in campagna elettorale vola basso sapendo che in Italia fare le grandi opere è praticamente impossibile (ma poi perde le elezioni) o è quello che si concentra su una continua narrazione anche se un po’ drogata (e che, per questo, riesce a mantenere il potere)?

Insomma, stavolta non riesco né a condannare né a salvare la giunta Biffoni. Credo che realmente ci fossero tutte le buone intenzioni del caso ma che nessuno avesse previsto quanto lenta e farraginosa potesse essere la macchina burocratica.

Un dato è certo: il nostro futuro si gioca sull’asse della Declassata. Sia per la viabilità urbana sia per una prospettiva di area vasta. E su questo l’assessore Barberis si è già mosso. È tanta la carne al fuoco in questa zona della città: basti pensare alla direttrice Firenze-Prato-Pistoia per la tranvia e all’area dell’ex Banci, di proprietà di Estra, già al centro di importanti valutazioni immobiliari. Ed è proprio la realizzazione del sottopasso al Soccorso, che oggi sembra così lontana, che potrebbe rappresentare quel ponte ideale tra la decade Biffoni e, probabilmente, la nuova parentesi targata, probabilmente, Barberis.

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