Cosa stanno facendo sulle sponde del Bisenzio?

Sono rimasto molto colpito dall’appello lanciato dal biologo ambientale Andrea Vannini sulle pagine di Quaderno Pratese (potete leggerlo cliccando qui). Sono molti i cittadini che si stanno chiedendo cosa stiano facendo tutte quelle ruspe in azione sul tratto del Fiume Bisenzio in prossimità di piazza del Mercato Nuovo. Ammetto che, sia in bicicletta che a piedi, ci passo almeno una decina di volte a settimana da questo tratto del fiume. Oggi è stata la prima volta però, dopo aver letto l’appello di Vannini.

Nelle sue parole (ma potrei anche sbagliarmi) ho percepito lo smarrimento, pacato ed educato, di una persona molto competente sul tema davanti a questo tipo di intervento così invasivo. Quella che, per il cittadino medio me compreso, potrebbe sembrare un’azione quasi ruotinaria di pulizia degli argini del Bisenzio, in realtà è un riassetto complessivo degli argini con conseguenze disboscamento massivo e indiscriminato che rischia di avere un impatto devastante per tutto l’ecosistema del fiume.

E se la narrazione politica che sta drogando mediaticamente l’epoca biffoniana (e che sembra proiettare l’assessore Barberis verso una successione piuttosto naturale) è intrisa di giungle urbane, rilancio del parco fluviale, forestazioni e cospicue consulenze ad archistar come Boeri e Mancuso che sono i simboli del cosiddetto “green deal“, la realtà ci mostra una città dove gli alberi che crescono naturalmente sulle rive di un fiume vengono violentemente abbattuti per lasciare spazio a spiagge artificiali da spritz, affacciate su rigagnoli d’acqua dove ormai non c’è più spazio per quella biodiversità conquistata in milioni di anni. Questo tipo di azioni (che nel caso specifico sono gestite dal Consorzio di Bonifica Medio Valdarno) rischiano di alterare definitivamente la biodiversità del fiume più importante della nostra provincia.

Se una operazione del genere fosse stata fatta durante una amministrazione di centrodestra, ci sarebbero sicuramente le associazioni ambientaliste sul piede di guerra. Anche per questo, fa davvero riflettere il silenzio di Legambiente Prato su una questione che dovrebbe vederli in prima linea.

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