Il vento del cambiamento passa anche da Carmignano

Sono giorni frenetici per la politica locale. Tutte le segreterie provinciali dei partiti pratesi sono impegnate in vista delle prossime elezioni amministrative di Carmignano che, con ogni probabilità, si terranno a Maggio. Quelle che sembravano essere elezioni con un risultato già scritto si sono rivelate, improvvisamente, un appuntamento dall’esito incerto. Complici, senza ombra di dubbio, da una parte l’errore strategico commesso dal primo cittadino Prestanti, che ha preferito seguire lo schema nazionale che vede il Partito Democratico assieme a LeU (e pare anche M5S), escludendo urbi et orbi i renziani di Italia Viva, accusati dal sindaco di Carmignano anche di aver innescato una crisi politica nazionale in una fase delicata per il Paese; dall’altra un quadro nazionale che, nel giro di qualche settimana, ha cambiamento profondamente forma.

La rottura pubblica tra Prestanti e Italia Viva ha dato il via ad una serie di considerazioni molto importanti da parte di tutti gli attori politici coinvolti che, prendendo spunto dai cambiamenti dello scenario nazionale, stanno cercando di comprendere le reali opportunità per poter costruire, anche su Prato, uno schema diverso da quello esistente. L’uscita di Prestanti contro Italia Viva (ma soprattutto la sua apertura nei confronti della sinistra estremista e dei grillini) ha avuto come unico effetto quello di isolare ulteriormente il sindaco uscente e di compattare le forze liberali interessate, a questo punto, a provare a costruire una candidatura alternativa.

Come ho anticipato prima, da una parte c’è la dimensione romana, che da sempre influenza le dinamiche locali. Nei giorni frenetici in cui Renzi stava scrivendo la parola fine al Conte bis, Zingaretti e quasi tutta la dirigenza del PD si sono clamorosamente schierati con Giuseppe Conte, tanto da indicarlo pubblicamente come il riferimento naturale di quell’embrione di coalizione politica, che qualche giorno dopo si sarebbe poi unita in un intergruppo parlamentare, formata da PD, M5S e LeU. Sotto la regia sapiente e discreta di due vecchi soci della “ditta” come Goffredo Bettini e Massimo D’Alema, PD, M5S e LeU, con quel mix di statalismo, assistenzialismo e ambientalismo da decrescita felice stanno ricostruendo, con le dovute distanze dettate più dal tempo che dai contenuti, una sorta di nuovo Partito Comunista Italiano. Nel mentre dal Nazareno continuavano a ribadire il loro appoggio a Conte, Mattarella sceglieva Draghi il quale, in sordina, iniziava ad incassare il sostegno sia dei partiti libdem come +Europa, Azione, Radicali Italiani e Italia Viva, che dei partiti moderati di centrodestra come Forza Italia e Cambiamo. Solo successivamente sono arrivati gli ok da parte di Lega e PD. Il M5S si è spaccato così come LeU. Isolata è unica ad opporsi all’esecutivo guidato dall’ex presidente della BCE è stata Giorgia Meloni.

Dall’altra c’è una dimensione prettamente locale, con l’era Biffoni che si sta avviando verso il capolinea e con una storia dei prossimi dieci anni tutta da scrivere. Il congresso del PD pratese poi, rischia di essere un mero accordo di potere tra Ilaria Bugetti, leader indiscussa dell’area zingarettiana, e lo stesso Biffoni, ormai con la testa concentrata più sul suo ritorno in quel di Roma che a Prato. Il risultato sarà inevitabilmente quello di un PD pratese spostato ancor più a sinistra rispetto a quello di oggi.

Lo schema che finora nella nostra città ha proposto il centrosinistra a guida PD contro il centrodestra locale rischia di vedersi superato dalla storia recente e dai fatti. Sta nascendo un’inedita e affascinante interlocuzione tra i partiti europeisti liberali e moderati i quali hanno compreso immediatamente, seguendo la scia di un nuovo entusiasmo portato dal nuovo Governo Draghi, che gli equilibri potrebbero drasticamente cambiare anche a Prato. E che la costruzione di un’alternativa liberale slegata dai soliti condizionamenti non solo è possibile, ma rischia anche di essere determinante se non vincente.

E il primo inconsapevole a farne le spese, potrebbe essere proprio il sindaco uscente di Carmignano. In via Carraia, nel frattempo, qualcuno sta iniziando a preoccuparsi seriamente.

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