Fuori Marchi dentro Bosi: ecco la verità. Agitazione dentro al PD e tra gli alleati

Nelle ultime 48 ore hanno già scritto tutti ampiamente sulla notizia che ha scaldato il dibattito politico pratese alla ricerca di quanto fosse successo veramente. Che un po’ è uscita e un po’ no. C’è chi ha tirato in ballo le esigenze lavorative dell’ormai ex assessore, che sarebbero state incompatibili con i suoi impegni, chi invece un amore mai nato con il resto della giunta. C’è chi ha abbozzato a sottolineare il suo scarso impegno e chi invece lo racconta già con un piede negli Stati Uniti.

COME SONO ANDATI REALMENTE I FATTI. La verità è molto semplice: i rapporti erano ai minimi termini da tempo. Con quasi tutti gli altri assessori in giunta e con molti esponenti di maggioranza in consiglio. Qualcuno ha provato a nascondere il problema politico dietro a motivi personali. È stato inutile, perché in realtà la scelta di fare fuori Marchi è stata di Biffoni. Da mesi si sapeva che Marchi sarebbe saltato. Non si sapeva quando, ma si sapeva che sarebbe accaduto. Interessante comunque la chiave di lettura di Repubblica, secondo cui Marchi sarebbe diventato un problema per l’ala del PD che da anni vanta rapporti e rappresentanza nel mondo cattolico: quella “Giacomelliana”. Probabilmente con il suo ingresso in giunta, il Cirino Pomicino de La Pietà, aveva messo in crisi quegli equilibri di potere interni al Partito Democratico. Una cosa è certa: poteva essere l’occasione per una vera e propria riflessione generale dopo i primi due anni del secondo mandato e invece si è trasformata meramente nell’ennesima orgia di potere. La presenza di Marchi in giunta garantiva pluralità. E la pluralità in politica è cosa che andrebbe preservata, difesa.

CHE NON RIGUARDA IL PD. Ad un primo veloce sguardo, Marchi era l’unico assessore che non fosse realmente PD (anche se Demos è un contenitore ad uso e consumo del Partito Democratico, dato che a volte si è presentato con il proprio simbolo mentre altre ha candidato i propri esponenti all’interno delle liste PD). Adesso, con l’ingresso di Bosi, la giunta è tornata ad essere monocolore. Come nel primo mandato dove però, oggettivamente, la vittoria fu tutta merito del Partito Democratico (e in parte della civica). Nonostante Biffoni abbia mantenuto la guida della città grazie anche all’aiuto di tanti altri partiti, sono molte le forze politica che sono state via via emarginate. Da +Europa, che ho guidato come coordinatore alle scorse amministrative, a Italia Viva, che è persino presente in consiglio comunale con un consigliere. Sedute poi tra i banchi della maggioranza ci sono ben due consigliere comunali di Demos, che da oggi non saranno più rappresentate in giunta e che avranno tutte le ragioni per mettersi di traverso ogni tanto. Per non parlare della Lista dello Sport, che doveva essere un contenitore “laico” in grado di rappresentare il mondo dello sport pratese ma che si è rivelato solamente uno strumento di drenaggio di voti per arrivare ad esprimere comunque un assessore, bravissimo, ma iscritto comunque al PD. Cosa che, nel mondo dello sport pratese, ha creato molti malumori.

Se si vuole il sostegno anche dei partiti più piccoli, si deve essere pronti a condividere con loro le responsabilità di una governance vera. Invece qui si è pensato scientificamente a raccogliere il consenso per poi distribuire gli incarichi di primo piano solamente ai propri fedeli. E il giochino, poi, si rompe velocemente.

IL FIORDALISO MAGICO. Se invece ci si sofferma attentamente sulle persone scelte a ricoprire incarichi di governance in questa fase, risalterà ancora più chiaramente quanto in realtà sia Biffoni a prendersi tutto, e il non PD. Ciolini, Brogi, Barni e Lascialfari guidano la truppa pratese ai vertici delle società partecipate più importanti. Sono tutti biffoniani di ferro. Anche per questo Ilaria Bugetti, riferimento degli zingarettiani in provincia, ha preso subito pubblicamente una posizione molto critica nei confronti dell’ingresso di Bosi in giunta. Non per Bosi in sé, ma per una decisione che è stata solo comunicata e non condivisa. Ne sono consapevole: stiamo parlando di temi che interessano molto gli addetti ai lavori e pochissimo la cittadinanza. Ma sono proprio quei passaggi chiave che poi determinano i rapporti, gli equilibri e le alleanze future in vista delle prossime tornate elettorali.

VERSO IL CONGRESSO E OLTRE. La lista dei delusi da Biffoni rischia di consegnare a chi guiderà il Partito Democratico diversi rapporti compromessi in città e, di conseguenza, una situazione molto difficile da gestire in vista delle prossime amministrative. Sono già molti quelli che stanno lavorando, al momento in silenzio, per costruire un’alternativa a quella che sarà la proposta targata PD in vista delle prossime amministrative. Il prossimo candidato sindaco del PD rischia di non avere il sostegno di un fronte ampio e unitario. L’odore che si respira attorno al Palazzo Comunale, per certi versi assomiglia a quello che si avvertiva prima del 2009, quando il sistema di potere di via Carraia aveva imposti i propri tentacoli su tutta la città creando un clima di oppressione che portò, nei mesi prima delle elezioni, ad una forte voglia di rinnovamento. Quella di Biffoni, che all’inizio fu presentata come una grande stagione di cambiamenti e di rottamazione, in realtà si è rivelato un bluff: ai vertici della città ci sono sempre i soliti (Abati e Giacomelli) ed un fedele gruppetto di cortigiani ha semplicemente sostituito chi c’era prima. Non è cambiato il metodo né sono state scelte le persone in base alle competenze per guidare la città. Cosa che, invece, avrebbe dovuto garantire la “rottamazione”. E i risultati, purtroppo, sono sotto gli occhi di tutti.

AI TITOLI DI CODA. L’azione politica di Biffoni sembra stia iniziando a soffrire il peso delle scelte sbagliate fatte, dei ritardi sui grandi progetti e di una visione di città che non ha saputo rinnovarsi. Il suo fortino si è rinforzato ulteriormente dopo le nomine di Ciolini ad Alia e l’ingresso di Bosi in giunta eppure, per chi osserva la politica, il suo sembra sempre di più un impero giunto al tramonto. Pronto a dissolversi già nell’imminente congresso PD che, mi auguro, porti ad un confronto vero e non alle candidature unitarie delle ultime volte.

Dare spazio solo ai propri fedeli ristretti ed emarginare gli alleati che hanno dato il loro contributo in campagna elettorale è il miglior modo per scavarsi la fossa politica.

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