Barberis incassa l’endorsement di Edoardo Nesi

Dopo qualche settimana di pausa torno a commentare con interesse quei pochi fatti che animano il nostro strano paesone che qualcuno ha anche il coraggio di chiamare città. Lo scorso weekend ho letto con piacere l’ottima intervista di Anna Beltrame al premio Strega Edoardo Nesi, in uscita con il suo ennesimo libro nostalgico “Economia Sentimentale” (trovate l’intervista qui). Tra le tante cose dette, una in particolare ha attirato la mia attenzione: l’endorsement a Valerio Barberis. Ricambiato poi con un post Instagram dallo stesso assessore.

Le sue parole arrivano in un momento molto particolare e non possono passare inosservate. Da un po’ di tempo i vertici del PD sono impegnati nel decidere chi sarà il prossimo candidato sindaco di Prato che verrà dopo Biffoni (che non ha mai smesso di pensare, agire e lavorare per un suo ritorno a Roma). Ovviamente è un dibattito che al momento riguarda tre o quattro persone che, in tempi pre Covid, si sarebbero ritrovati il venerdì sera a discutere di questo davanti ad una modesta pizza dalle parti di Chiesanova.

In questa gara appena iniziata, quello di Barberis è sicuramente uno dei profili che viene dato dai bookmakers tra i favoriti e, le parole di Edoardo Nesi, sembrano il primo tassello del percorso di avvicinamento alle prossime amministrative. Se, come pare, Biffoni dovesse candidarsi alle prossime politiche del 2023, il suo mandato da sindaco scadrebbe un anno prima. Capite anche voi che i tempi sono più che maturi. E questo tipo di percorsi non vengono costruiti dall’oggi al domani (anche se tutti oggi smentiscono di pensare già a certi orizzonti), ma con con molti mesi in anticipo. A volte anche anni prima.

Se secondo Nesi in questa fase storica Barberis è l’unica persona capace di far parlare di Prato “non per i cinesi o i problemi dell’economia, ma per i suoi progetti urbanistici e per la visione della città”, quest’ultimo sembra essere anche l’unico a portare a compimento una parentesi politica iniziata nel 2014 da Matteo Biffoni ma fortemente caratterizzata fin dall’inizio proprio dall’impronta visionaria dell’architetto originario di Livorno.

Conosco personalmente Valerio Barberis da quasi dieci anni e sono molto affezionato a lui. È stata sicuramente una delle persone che mi ha maggiormente spinto ad occuparmi da vicino della nostra città e uno dei miei principali rimpianti nell’aver fallito l’ingresso in consiglio comunale lo scorso anno è quello di non aver avuto l’occasione di dare il mio contributo al suo lavoro. A distanza di quasi sette anni la città è però ancora ferma a quella visione che convinse molti pratesi nel 2014. Il sogno di una città europea con un centro sempre più pedonalizzato, la trasformazione del Macrolotto Zero nella via Tortona pratese, lo sviluppo del parco fluviale del Bisenzio o il più recente Urban Jungle sembrano progetti tanto bellissimi quanto fumosi, rimasti però solo su carta. L’unica cosa che sembra procedere, anche se al rallentatore, è la nascita del Parco Centrale al posto dell’ex ospedale. Che, comunque, non sarebbe poco.

Per cambiare il volto di una città serve tempo, ne sono consapevole. E potrebbe essere proprio il periodo 2014-2034, che tra cinque decadi magari tutti considereremo come il ventennio “Biffoni-Barberis”, qualora le mie fantasie venissero confermate.

La visione di Barberis, per non farla diventare una grande occasione perduta o una mera operazione di marketing politico, andrebbe alimentata, messa in discussione, dibattuta, arricchita, migliorata. Da tutti: politica, stampa, categorie, cittadini. Invece, in questa città, non sembrano essere molte le persone pronte a scommettere sul futuro. E si è lasciato Barberis da solo. A volte anche a smarrire la strada.

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