Trump ha vinto. Vi spiego perché

In queste ore convulse, in cui ormai abbiamo sentito dire tutto e il contrario di tutto, credo sia opportuno partire da tre dati scientifici e, per questo, abbastanza incontestabili. Biden, che si sta avviando verso la vittoria, sarà il presidente più votato della storia del voto americano. Il secondo è che, in questo momento, Biden ha un vantaggio di 4 milioni di voti. Non proprio noccioline. Il terzo è che Trump, a dispetto di ciò che hanno sostenuto per mesi i sondaggisti, ha preso comunque tantissimi voti. L’America è divisa quasi in due parti uguali e, pertanto, non c’è stato il rigetto per il trumpismo che i politologi si immaginavano. Insomma, non sembrerebbero esserci le condizioni per poter gridare allo scandalo o ai brogli ma, allo stesso tempo, l’America non ha voltato le spalle a Trump. Ma andiamo con ordine.

Come ha detto giustamente Cacciari ieri sera ospite di Formigli su La7, le elezioni sono un procedimento democratico lento e farraginoso che, in un momento storico come questo, dove regnano caos e immediatezza, possono anche non ricoprire un ruolo sacro e centrale nelle convizioni collettivo di una nazione. Quando Trump in conferenza stampa grida ai brogli e al furto, lo fa scientificamente per delegittimare quelle certezze che abbiamo costruito in decenni di democrazia ma che in realtà sono già state lentamente delegittimate da fatti storici anche recenti. La forte disoccupazione degli ultimi trent’anni, le disuguaglianze sempre più determinanti e una globalizzazione incontrollata che le forze democratiche liberali non hanno saputo governare sono solo alcune motivazioni che hanno spinto classi operaie e, più recentemente, anche il ceto medio, ad affidarsi ai nazionalismi.

L’obiettivo di Trump e di quel contesto socio politico che rappresenta (Putin, Bannon, Farage, Le Pen e compagnia bella) è quello di sovvertire gli equilibri globali destabilizzando le nostre democrazie che, senza rendersene conto, si sono ritrovate a poggiare su basi sempre più instabili. Se Trump non avesse questo in testa, nelle scorse ore avrebbe fatto l’unica cosa da fare: riconoscere la sconfitta e complimentarsi con Biden. Le conseguenze delle parole di Trump, nell’immediato, non si sono fatte attendere. Nella giornata di ieri, ad esempio, si sono registrate numerose proteste in quegli Stati messi nel mirino dalla propaganda trumpista. In Arizona e in Michigan, soprattutto, sono stati fermati molti attivisti pro Trump che erano scesi in strada armati.

Il presidente uscente ha iniziato a denunciare pubblicamente presunti brogli a seggi ancora aperti. Una cosa che, in un Paese come l’America, non si era mai vista. Ha persino chiesto che le operazioni di conteggio venissero interrotte in quegli Stati che lo vedevano in testa ma che, secondo le proiezioni con l’aggiunta dei voti postali, lo davano poi perdente. Il voto postale, metodo assolutamente legittimo che esiste da sempre negli Stati Uniti, è stato uno dei bersagli preferiti della propaganda sovranista. In questa situazione di emergenza Covid, che sta continuando a far segnare ancora dei numeri spaventosi negli USA, si è rilevato uno strumento sicuro scelto da tantissimi elettori e, per questo, anche determinante in diverse contee.

Gridare ai brogli, gettare discredito su tutto il sistema elettorale americano e disconoscere il voto democratico (di cui tra l’altro Trump, essendo presidente in carica, sarebbe dovuto essere il primo responsabile se non garante) è semplicemente una mossa ben studiata per continuare a destabilizzare una delle democrazie liberali più importanti del mondo e, pertanto, tutto l’Occidente. Attenzione però: Trump non ha assolutamente perso la sua battaglia. La metà degli americani è con lui. I mercati sono con lui. In America si prospettano settimane se non mesi di caos. Sui social network l’esercito di troll russi e americani, aiutati da migliaia di attivisti pro Trump inconsapevoli, stanno già rafforzando quel macro messaggio che passerà inevitabilmente alla storia: QUESTE ELEZIONI SONO STATE TRUCCATE. Nell’epoca delle fake news, della disinformazione e della post verità questa è, per chi costruisce il proprio consenso su questo, sicuramente un’opzione migliore rispetto al dover accettar pubblicamente di aver perso le elezioni. La sconfitta di Trump sarebbe stata la sconfitta di Putin, del sovranismo e di tutto quello che rappresentano. Dato che stavolta la democrazia ha emesso un verdetto che non era funzionale alla loro strategia, hanno pensato meglio di spostarsi su un piano diverso. Per questo continua a dichiararsi vincitore e a mettere in dubbio la regolarità delle elezioni.

Senza dimenticare che, nel frattempo, qualcuno dall’altra parte del mondo si sta fregando beatamente le mani.

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