FAR WEST FIRENZE // Giù le mani da ultras e calcianti: quelli di ieri sono teppisti

Non generalizziamo. Quante volte l’abbiamo detto e lo diremo. Non generalizziamo perché chi da ieri sera prova a far passare il messaggio che a contrapporsi per le strade di Firenze sarebbero state la movida da una parte e le Forze dell’Ordine dall’altra è del tutto fuori strada.

UNA STRATEGIA BEN MIRATA. Prima un corteo tranquillo e pacifico, fatto di persone per bene spinte da tanta rabbia rivolta nei confronti dei provvedimenti del governo Conte. Poi i soliti teppisti. Estrema destra, centri sociali, anarchici. Tutti insieme. Uniti contro il nemico comune: lo Stato.

Chi ha organizzato tutto conosce Firenze, sebbene il braccio armato provenisse da altrove. L’incappucciato nero aizzava al grido di “annamo”. Le felpe rosse avevano un accento veneto e i Salvador Dalì de “La Casa di Carta” erano tutto tranne che fiorentini. Su questo ci sarebbe da riflettere.

Questi squilibrati, poi, si sono ritrovati a fianco dei soldati semplici: i pischelli. Perché si, i locali sono chiusi quindi perché non attaccare Firenze?

Mentre i delinquenti battagliavano con la Polizia tra Via Calzaiuoli, Via Strozzi, Piazza della Repubblica e Via Tornabuoni, i pischelli creavano i presupposti per lo scontro. Bottiglie acquistate nei market lanciate per aria, semafori e pali divelti, fioriere distrutte. Il caos.

Una Firenze che piange, soffre e si rialza, come ha sempre fatto. Venti fermati, qualche agente ferito e pochi graffi alle vetrine. Però non generalizziamo. Quelli di ieri sera sono teppisti, compresi i pischelli che gli sono andati dietro forse anche inconsapevolmente. Questa mattina, però, qualcuno ha generalizzato, come sempre, troppo frettolosamente.

Perché appena scatta la violenza, a Firenze, si cercano subito due categorie di colpevoli: gli atleti del “Calcio Storico Fiorentino” e gli ultras della Fiorentina. E anche stamani, puntualmente, qualcuno li ha tirati al centro della bufera. Ed è necessario contestualizzare bene i fatti.

Ieri sera, durante la prima parte della manifestazione, ovvero quella pacifica tra Via Calzaiuoli e Piazza Duomo, si sono visti effettivamente dei volti noti tra i “calcianti” e tra il mondo del tifo organizzato viola. Ma semplicemente perché prima di essere tifosi e calcianti sono uomini normali e comuni che avevano voglia di far sentire la loro voce. Operai, ristoratori, commessi, professionisti, baristi e commercianti.

Molti di loro hanno un’attività, altri hanno semplicemente perso il lavoro. Però fa molto comodo ad una certa parte di stampa tirarli in mezzo con le solite etichette che, in questo caso più che mai, sono del tutto fuori luogo. I fermati dalle Forze dell’Ordine, guarda caso, non sono né calcianti né tifosi ma anarchici. Personaggi fermato per aver opposto resistenza a pubblico ufficiale e, per di più, neanche residenti a Firenze.

MA QUALI ETICHETTE. Sottolineare, per l’ennesima volta, la presenza di atleti del Calcio Storico e di tifosi della Fiorentina è attaccare gratuitamente queste persone che, lo ribadiamo, stavolta non c’entrano nulla.

Perché sia il Calcio Storico, nelle parole del Presidente Michele Pierguidi, sia i quattro colori singolarmente, hanno smentito la partecipazione. Se qualcuno è stato presente lo ha fatto autonomamente, staccato dai simbolo di appartenenza. E lo stesso discorso vale per il mondo del tifo con gli UnoNoveDueSei che, preventivamente e in maniera molto intelligente, si sono subito dissociati ancor prima che i fatti accadessero facendo capire che la situazione a Firenze non sarebbe stata né quella di Napoli né quella di Torino.

Il 31 Ottobre per Firenze è una data storica: nel 1737, con il “Patto di Famiglia”, Firenze ricevette da Anna Maria Luisa de Medici tutto il patrimonio della famiglia. Alla sua morte, infatti, impose che opere e monumenti non avrebbero potuto spostarsi dalle rive dell’Arno. E proprio tra la grande bellezza artistica e la maestosità del capoluogo gigliato un branco di teppisti ha messo a ferro e fuoco la città.

Più che concentrarsi sul Calcio Storico sarebbe bene analizzare le dinamiche e le ragioni che hanno spinto tanti pischelli ad unirsi alle violenze. Volti giovani, forse minorenni, che hanno voluto provare l’ebrezza delle cariche di alleggerimento.

In un clima già teso, di tensione sociale, vedere così tanti giovani giocare a guardia e ladri fa riflettere e, allo stesso tempo, fa anche male. Eccome se fa male. Interroghiamoci sull’educazione, pensiamo al perché questi pischelli si sono mescolati coi teppisti.

Riflettiamo su sport e società. E riflettiamo sul perché questi bimbiminkia, anziché rispettare le poche regole che ci sono state date, si sono permessi di fare tutto questo caso Io, da venticinquenne, ho tanta paura.

Valori, educazione, rispetto. Questi sconosciuti.

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