Nuovo DPCM, solito teatrino

Questo governo non ha la minima idea di come affrontare questa situazione. E a Palazzo Chigi, del tutto consapevoli di questo, stanno gestendo l’emergenza Covid esattamente come gli autori Mediaset del Grande Fratello gestirebbero gli eventi dentro alla casa più spiata d’Italia. Non a caso, la scuola del capo comunicazione del Presidente del Consiglio Rocco Casalino, quella è.

E succede così che i giorni infrasettimanali tornino ad essere, tutto d’uno tratto, quelli ideali per anticipare le misure che, molto probabilmente, verranno inserite poi nel DPCM che sarà però firmato, e presentato in pompa magna attraverso delle conferenze stampa senza alcun senso, solo nel weekend. E così via, all’infinito. Proprio com’è successo praticamente da fine febbraio a giugno.

ANESTESIA TOTALE. L’Italia si ritrova ad essere, in questa maniera, come un paziente in attesa di un’operazione importante, ma totalmente anestetizzato. Dalla testa ai piedi. Il dibattito politico, una volta esclusa la discussione parlamentare e il ruolo delle nostre Camere con decisioni prese a suon di decreti, è stato praticamente azzerato. Tutta la comunicazione mainstream dei telegiornali e gran parte degli articoli dei principali quotidiani nazionali, amplificati mai come in questa circostanza dai social, sono i partner ideali (non so quanto inconsapevoli) di questo governo che non ha alcun interesse a ripristinare quelle consuete prassi democratiche che regolano, nel bene e nel male, la vita della nostra nazione.

TERRORISMO DEI MEDIA. Non credo che l’obiettivo di anticipare alla stampa i testi dei DPCM sia quello di capire l’umore del Paese per poi, eventualmente, apportare delle modifiche nella speranza di recuperare un po’ di consenso. Credo piuttosto che il fine sia proprio quello di condizionare l’umore degli italiani e ridimensionare tutte quelle conseguenze che questa situazione difficile potrebbe drammaticamente innescare. Da mesi ormai siamo tutti costretti ormai a vivere in un clima di paranoia collettiva, principalmente indotto da un vero e proprio terrorismo mediatico, che ci costringe a stare chiusi nelle nostre case, impauriti e relativamente obbedienti. Assistiamo quotidianamente ad un teatrino che sembra avere, come principale scopo, quello di distrarre l’opinione pubblica da quelle che sarebbero le gravi responsabilità che il Governo Conte avrebbe in questa drammatica situazione. Per questo considero l’informazione complice.

QUASI LOCKDOWN. Fin dall’inizio di questa emergenza si è cercato di far ricadere sulle spalle dei cittadini tanto le difficoltà di chiusure e diminuzione del lavoro quanto le responsabilità di eventuali aumenti dei contagi. Stavolta è il turno dei proprietari e dei lavoratori dei bar e dei ristoranti che però non vengono chiusi, altrimenti dovrebbero ricevere aiuti pubblici che lo Stato non è più in grado di erogare. Vengono lasciati aperti, per ora, ma con modalità di lavoro e orari che hanno come unico risultato quello di allontanare anche quella poca fetta di clientela rimasta disponibile a mangiare fuori. La decisione di chiudere bar e ristoranti alle 18 è, nei fatti, un lockdown generale. Ma senza cassa integrazione sul groppone dei conti pubblici.

BASTA BUGIE. La cosa davvero inaccettabile, comunque, è che Conte continui a raccontare colossali bugie durante le sue conferenze stampa con la complicità di tutti i giornalisti presenti. Perché il Premier può anche spararla grossa sostenendo di aver raddoppiato i posti in terapia intensiva, ma dovrebbero esserci dei giornalisti in platea a ricordargli che, in realtà, questo aumento è stato solamente di un terzo rispetto alle previsioni e alle promesse fatte. Se questo non accade, la sensazione di essere ormai all’interno di un Truman Show è più che diffusa.

Sono stanco di Conte e di Casalino. Oltre che di loro, sono nauseato dal modo in cui gestiscono mediaticamente e politicamente questa situazione. E sono disgustato da tutti quei parlamentari, ministri e sottosegretari PD che, in silenzio, legittimano questo modo di fare politica. Chi avrà partecipato a questa triste e buia parentesi istituzionale, ci auguriamo breve, non potrà sottrarsi in alcun modo dal giudizio della storia.

Vorrei che le decisioni venissero prese in Parlamento dopo una discussione e un dibattito parlamentare tra le forze politiche. Vorrei che le decisioni venissero poi spiegate e argomentate con dati, statistiche e motivazioni valide.
Vorrei, infine, che le decisioni venissero prese e comunicate senza la ricerca della spettacolarizzazione, dello stucchevole pathos casaliniano. Senza anticipazioni alla stampa e senza terrorismo mediatico. Con spessore e sobrietà. Sempre che questi ci riescano.

Rocco, Giuseppe: siete stati nominati.

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