Con le deleghe imbarazzanti date a Ciuoffo, Giani relega Prato ai margini

Le deleghe per gli assessori regionali sono arrivate nella giornata di giovedì e, nonostante le premesse per la nostra città fossero ben altre, alla fine ci siamo dovuti accontentare per l’ennesima volta delle briciole. Semplificazione, informatica, sicurezza e immigrazione sono deleghe decisamente più marginali rispetto alle paventante bilancio e urbanistica. Chi sostiene il contrario mente sapendo di mentire.

Uno dei distretti manifatturieri più importanti d’Italia nonché la seconda città della Toscana, dopo una legge elettorale che l’ha vista fortemente penalizzata nella rappresentanza in Consiglio Regionale, si ritrova a contare ancora di meno e ad essere ancora più marginale nelle decisioni importanti che riguardano sanità, sviluppo di infrastrutture e investimenti. Siamo passati da avere un assessore allo sviluppo economico e due consiglieri impegnati rispettivamente nelle commissioni sanità e cultura ad avere il solito assessore che però adesso conta quanto il due di picche e una sola consigliera che ancora non sapremo di cosa si occuperà.

In Regione le partite più importanti vengono giocate sui tavoli della sanità e su quelli delle infrastrutture, entrambe materie di competenza regionale. Un gradino sotto ci sono bilancio e urbanistica, attraverso cui comunque si può incidere in maniera sostanziale sia a livello regionale che per la città che si rappresenta. Le deleghe date a Ciuoffo sono, al di là di questi ragionamenti politici, competenze di per sé importanti ma, comunque, rimangono secondarie rispetto a quelle citate prima e che caratterizzano le decisioni di una regione.

Sarebbe servita una classe dirigente pratese forte che riuscisse a reggere l’urto delle guerre di potere intestine al PD toscano e a spuntare un posto di prestigio per il nostro territorio. Invece, a determinare gli equilibri interni e le spartizioni più importanti, sono stati i malumori di Livorno, le arrabbiature di Arezzo, l’incapacità di Giani di saper gestire politicamente questo delicato passato e, naturalmente, il solito egocentrismo fiorentino che, oltre ad essere eccessivamente rappresentato in consiglio, si è pure preso il 50% degli assessori presenti in giunta.

Uno schiaffo ad una città, l’ennesimo, dove i propri vertici continuano a pensare molto di più alla propria carriera politica piuttosto che al bene e alla crescita del luogo che sono chiamati a rappresentare.

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