Ecco perché ce l’hanno (quasi) tutti col Prato Social Club

C’è una società di Terza Categoria appena nata a Prato, che non ha ancora giocato un minuto di una partita ufficiale di campionato o coppa, che può vantare numerosi articoli di giornale, un’interrogazione in consiglio comunale e svariate polemiche su un paio di media locali che coinvolgono persino il nostro primo cittadino. Tra decine di gruppi Whatsapp delle altre squadre e anche su diversi canali social, fin da subito la nascita del Prato Social Club è stata accolta in città con un velo, neanche troppo mascherato, di antipatia. E vorrei spiegarvi perché (almeno dal mio punto di vista), dato che questa faccenda racchiude al meglio tutti i limiti di un luogo che avrebbe i numeri per poter essere una città ma che continua ad avere la mentalità di un paesino di provincia.

LA SQUADRA DEI SOGNI. Ho avuto l’onore di concludere la mia insulsa carriera calcistica sui campi della Terza Categoria e posso dirvi, soprattutto per questa esperienza, che il Prato Social Club è semplicemente la squadra nella quale tutti avremmo voluto giocare. Perché c’è un allenatore che ha avuto una discreta carriera nei professionisti e non l’amico dello zio del presidente che al massimo ha vinto qualche tedesca tra i bandoni dei negozi chiusi sotto ai palazzi. Perché c’è una società alle spalle composta da tante persone entusiaste e non gli stessi giocatori che sono costretti a lavarsi le maglie, a fare le righe del campo e a pagarsi l’affitto. Perché hanno tutto curato, dai palloni con cui si allenano al completino per la libera uscita griffato Montezemolo. Hanno persino uno che si occupa di comunicazione e, per lanciare la campagna abbonamenti, hanno pure girato un bel video promozionale. Tra i loro obiettivi, oltre a quelli sportivi, ci sono pure il sostegno ad alcune realtà di volontariato cittadino. Insomma fanno calcio. E provano anche a fare altro.

PIÙ BENE FAI PIÙ INVIDIE ATTIRI. Forti di oltre duecento soci e di circa settanta abbonati, hanno già attirato su di loro numerose attenzioni. C’è stato persino un consigliere comunale che ha portato questa squadra in Consiglio Comunale, chiedendo al sindaco delucidazioni in merito alle sue amicizie con alcuni dirigenti. Come se essere amici del sindaco sia diventata una roba su cui dare spiegazioni pubbliche e istituzionali. La verità è che la nostra Prato quando fa così è proprio un paesino di provincia. Chi prova a fare le cose fatte bene viene invidiato, criticato e osteggiato affinché possa fallire il più velocemente possibile. Ed è solo una questione di mediocrità. Che uccide la passione di chi sogna, la voglia di pensare in grande, l’ambizione di chi vuole fare qualcosa di bello per il proprio territorio. Solo i mediocri sono invidiosi. E solo nei paesini c’è spazio per l’invidia. Nelle città invece, grazie al tipo di dinamiche sociali, ai tipi di rapporti e alle ambizioni collettive, il merito fa meno fatica ad emergere. O, quantomeno, non viene aggredito.

LE PREMESSE PER VINCERE CI SONO SUBITO. Poi magari finisce il campionato e arrivano sesti, questo non lo posso sapere. Il calcio non è una scienza esatta e l’ambizione di una società poi non è detto che si traduca in risultati. Ma tutto quello che hanno fatto fino ad adesso lo hanno fatto con la mentalità di una squadra e di una società ambiziosa, sicuramente già proiettata verso il professionismo. Ed è una cosa che manca terribilmente alla nostra città. Dopo lo sgarbo di esser stati inseriti a giocare nel girone di Pistoia (decisione discutibile da parte della Federazione), ho deciso di diventare socio e di sostenere questa iniziativa. Fatelo anche voi su www.pratosocialclub.it!

PS non entro nel merito delle polemiche che hanno toccato dei membri attuali della curva dell’AC Prato e alcuni quadri dirigenziali del Prato Social Club. Sono dinamiche personali e di curva che credo sia opportuno vengano affrontate dai diretti interessati nei luoghi e nei modi più opportuni.

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