Il Mercato Europeo non può essere fatto in piazza Duomo

In questi afosi giorni di metà settembre, la nostra piazza Duomo a Prato è stata occupata dalle bancarelle del sedicente Mercato Europeo. Stand enogastronomici di prodotti tipici molisani accanto a furgoncini con speck e formaggi tirolesi, alternati a bancarelle con la famosa bigiotteria russa (ma non doveva essere Europeo?) o con artigianato austriaco.

Questo pezzo non ha assolutamente intenzione di giudicare quei cittadini che amano trascorrere del tempo in un contesto che, parere personale, si avvicina molto ad un girone dantesco dove il più piacevole degli odori è quello di fritto rifritto e strafritto. E, ci mancherebbe, neanche quello di emettere sentenze su coloro che desiderano spendere i propri soldi strapagando dei biscotti norvegesi prodotti e confezionati da una società a Crotone per conto di una ditta con sede legale a Schio e sede operativa a Cuneo.

Quello che mi interessa affrontare è la visione politica di questa amministrazione e di quale tipo di centro storico si immagina per i prossimi anni. Capisco perfettamente che dietro a questi mercati ci siano tante famiglie che campano di questo. Ed è per questo motivo che non sono contrario a prescindere a questo tipo di manifestazioni. Elencherò, di seguito, alcuni spunti di riflessione.

LA LOCATION. Piazza Duomo non va bene. C’è la chiesa più importante della nostra città dove centinaia di fedeli si riuniscono in preghiera (lo dico da radicale agnostico anticlericale) e monumenti storici come la Fontana del Pescatore e la statua a Giuseppe Mazzoni che non meritano di essere ingabbiati da delle bancarelle di street food. Musica ad alto volume, cattivi odori, sacchi dell’immondizia e confusione non possono trovare spazio in piazza Duomo. Ve la immaginate piazza del Duomo a Firenze con un mercato alimentare? O piazza San Marco a Venezia. No. La location perfetta per questo tipo di manifestazioni è piazza del Mercato Nuovo o, al limite, piazzale Ebensee.

NOT A PLASTIC FREE. Inutile riempiersi la bocca in campagna elettorale con promesse ambientaliste o far finta di accogliere il grido disperato delle nuove generazioni che chiedono una città plastic free se poi si lasciano organizzare eventi in pieno centro storico dove la quantità di plastica, di imballaggi e di confezioni non riciclabili abbondano su ogni bancarella. Chiunque voglia organizzare questo tipo di eventi in città, o è in grado di garantire degli standard elevati nel rispetto dell’ambiente oppure eventi sul nostro territorio non può organizzarli. È semplice.

LA QUALITÀ. Se si vogliono organizzare eventi in centro storico, non bisogna mai dimenticarsi della qualità. Degli stands, del cibo che viene servito, della comunicazione che viene fatta. Di tutto. Il salto di cui abbiamo bisogno lo facciamo solamente se qualità e sostenibilità diventano delle condizioni imprescindibili per tutte le cose che vengono fatte. Altrimenti continuiamo pure così, a comportarci come un paesone senza identità e senza ambizioni, ma poi non lamentiamoci quando vediamo altre città simili alle nostre cambiano passo, vengono inserite nelle migliori guide turistiche o fanno qualche passaggio importante sui principali media italiani ed internazionali.

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