L’appello di Claudio Azzini (IV/+Europa) a tutta la sanità pratese:”Rimettere al centro medici di famiglia. Migliorare integrazione tra sanità pubblica e istituti privati”

Claudio Azzini, direttore sanitario dell’Istituto Medico Toscano e da anni impegnato nelle battaglie radicali, è uno dei candidati al consiglio regionale a cui sono più legato. L’ho voluto intervistare perché non dice mai cose banali e per avere un punto di vista onesto di un tema che lo vede in prima linea: quello della sanità.

Vado subito al sodo e ti faccio una prima domanda che riguarda una questione tra me e te: come hai fatto a finire candidato in una lista con dei ciellini, che sono esattamente il contrario delle battaglie libertarie e liberali che portiamo avanti storicamente come radicali?

“Penso che +Europa sia un partito che specialmente in Toscana potrebbe avere un ruolo importante. Infatti anche se a Prato siamo un piccolo gruppo di iscritti, la sensazione che abbiamo avuto durante gli incontri che abbiamo organizzato in occasione delle ultime elezioni amministrative è stata che, quando riusciamo a comunicare alle persone le nostre idee, otteniamo condivisione e consenso. Questo non sempre si traduce in voti perché i partiti maggiori diffondono l’idea che votare un partito minore significa disperdere voti, non considerando che la forza della Democrazia sta proprio nella diversità e nella pluralità delle opinioni: l’omologazione delle idee posizionate su due fronti contrapposti, tipo curve da stadio, porta inevitabilmente al populismo come, purtroppo, vediamo in questo periodo. Non partecipare a questa tornata elettorale avrebbe significato rinunciare ad una delle poche possibilità che abbiamo di far sentire la nostra voce. La legge iniqua sulla raccolta delle firme, in questo periodo di emergenza sanitaria, non ci avrebbe mai permesso di presentare una nostra lista, per cui la direzione di +Europa ha scelto la coalizione con Italia Viva. L’ideale sarebbe stato poter correre da soli, ma tra tutte le coalizioni possibili questa mi è sembrata la più accettabile: non dimentichiamo che la legge sulle unioni civili è stata promulgata dal governo Renzi così come il divorzio breve, la legge contro i reati ambientali e quella sul “dopo di noi”. Per quanto riguarda, invece, la “coalizione con i ciellini”, da quanto ho detto, penso che, caso mai, possa essere un loro problema.”

Hai speso tutta la tua vita nella sanità. Il nostro territorio è stato tra i più penalizzati con un ospedale che, a pochi anni dalla sua inaugurazione, è stato considerato troppo piccolo. Cosa cambieresti nella sanità regionale nel caso venissi eletto?

“A mio avviso ci si è troppo concentrati sugli ospedali, mentre la recente tragica esperienza del Covid 19 ci dovrebbe aver fatto capire l’enorme importanza del medico di famiglia. Per il cittadino avere un punto di riferimento nel medico di fiducia che conosce tutta la sua storia clinica, al quale affidarsi non solo per essere curato quando c’è la malattia ma anche per essere informato ed educato alla prevenzione, a cui rivolgersi anche per i propri disagi psicologici di fronte ai problemi della vita, è la pietra miliare per il rispetto del diritto alla salute sancito della Costituzione. Quindi è un diritto del cittadino quello di poter scegliere il medico di fiducia, ma questa scelta è limitata ad una lista di medici che lavorano per il servizio sanitario: non tutti i medici, soprattutto i più giovani, pur essendo bravi e preparati, possono convenzionarsi con il SSN. Inoltre il massimale, cioè il numero massimo degli assistiti assegnati a ciascun medico, è rimasto da anni a 1500 pazienti. Si capisce bene che, in emergenza, di fronte ad una malattia che colpisce indistintamente tutti e, soprattutto, con l’aumento del numero degli anziani, per l’invecchiamento della popolazione, che sono bisognosi di assistenza quasi continuata, quel numero risulta essere troppo grande. La mia idea è di togliere dal quel “parcheggio” triennale di medici già abilitati alla professione, che prevede un corso di diploma in “medico di famiglia”, tra l’altro accessibile con un ulteriore concorso per esami. Tutti i nuovi medici, se lo desiderano, potranno quindi convenzionarsi col SSR, ed il cittadino avrà la possibilità di scegliere il medico di fiducia non tra coloro che, in numero ristretto, fanno parte dei medici convenzionati, ma fra tutti i medici. Abbassandosi, così, il rapporto medici/pazienti, la quantità di tempo che il medico può dedicare al singolo paziente aumenterà, aumentando, di conseguenza, la qualità della prestazione. I pazienti, sentendosi trascurati, si rivolgeranno agli ospedali anche per patologie che avrebbero potuto essere diagnosticate e curate a domicilio. Un altro capitolo è poi quello della seria, e sottolineo seria, integrazione del Servizio Pubblico con gli Istituti Privati che abbatterebbe le liste di attesa e permetterebbe la libera scelta da parte dei pazienti di rivolgersi alla struttura sanitaria desiderata, usufruendo delle prestazioni a ticket come in ospedale. Questi argomenti necessiterebbero di ulteriori chiarimenti ed io sono a disposizione sia per approfondire che per rispondere ad eventuali critiche. Concludendo: gli ospedali sono piccoli fino a che la medicina del territorio non esiste o è male organizzata. Ben vengano le case della salute, ma fino a che non si verificherà un drastico aumento dei distretti la strada è ancora lunga.”

C’è un appello che vuoi fare a tutti i medici e a tutti gli operatori sanitari che lavorano nella nostra provincia?

“Sì, certo. Occorre un cambiamento radicale dell’Ordine dei Medici: non più il luogo dove si richiedono certificati, quesiti legali, dove si va tre o quattro volte all’anno per le votazioni del consiglio o per qualche riunione culturale. Tutti noi medici ci dobbiamo frequentare più spesso anche per incontri ludici, come se l’Ordine fosse un vero e proprio club. Dovrebbe esserci uno spazio/biblioteca in cui andare a studiare un caso particolare che ci è capitato e magari incontrare colleghi con cui poterlo discutere ed avere uno scambio di opinioni. Conoscendosi personalmente, magari davanti ad una tavola imbandita, ad un torneo di tennis o di carte, oppure durante un viaggio, la telefonata di un collega che ci chiede notizie di un assistito diventa la telefonata di un “amico”, che non si negherà perché “deve fare altro”, anzi ti risponderà volentieri e tu lo potrai richiamare quante volte vorrai perché non sarà un medico ospedaliero che parla con un medico esterno, ma due medici che si stanno entrambi adoperando per curare al meglio un paziente. I vantaggi per i cittadini mi sembrano indiscutibili.”

Cosa voterai al referendum sul taglio dei parlamentari?

“Io voterò convintamente NO. Non sono aprioristicamente contrario alla diminuzione dei parlamentari ma sono fermamente convinto che questa vada inserita in una riforma più ampia che riguardi quantomeno i regolamenti parlamentari e la legge elettorale. Un taglio tout court dei parlamentari, infatti, porterebbe inevitabilmente ad una diminuzione della rappresentanza in una Repubblica, come quella italiana, fondata sulla democrazia rappresentativa. Per rendere più chiaro il concetto, è sufficiente un semplice calcolo aritmetico: la riforma prevede un deputato ogni 150.000 abitanti ed un senatore ogni 300.000 e la riduzione del numero minimo di senatori per regione da 7 a 3; inoltre, il Molise avrebbe 2 rappresentanti e la Val d’Aosta soltanto 1. Il paradosso è che le province autonome di Trento e Bolzano verrebbero equiparate alle Regioni con 3 senatori a testa, generando anomalie importanti, come ad esempio il Trentino con 1 rappresentante ogni 177.000 abitanti e la Sardegna con 1 rappresentante ogni 326.000. LA TOSCANA PASSEREBBE DA 18 senatori A 12, CON UNA DIMINUZIONE DELLA RAPPRESENTANZA DEL 33%. Ma perché è così importante la Rappresentanza? I cittadini fanno valere le proprie idee e le proprie istanze contingenti attraversi i rappresentanti che eleggono. I rappresentanti si fanno dunque portavoce prima di tutto di idee, battaglie e posizioni politiche, che rispecchiano la fazione partitica che rappresentano. Rispetto a questo, poco importa se al deputato fanno capo 95.000 o 150.000 cittadini. Esistono poi degli interessi particolari di una singola comunità o territorio (vedi per esempio il distretto tessile di Prato con tutte le sue problematiche peculiari), e in questo caso avere un rappresentante che sia espressione di quella comunità o territorio è fondamentale perché le sue richieste possano trovare una risposta concreta. Inoltre, con questa riforma non migliora neppure l’efficienza: basti pensare che le Commissioni Permanenti, luogo in cui si esaminano le proposte di legge prima di portarle in Aula, sono attualmente 14 in entrambe le camere, ma il numero dei Senatori sarà ridotto a 200. Questo porterebbe molto probabilmente alla necessità di accorparne alcune, che non potranno così esaminare contemporaneamente più proposte di legge, ingolfandosi e provocando ulteriori ritardi nell’iter legislativo. Quindi il mio è un deciso NO a questa riforma che non comporta un risparmio significativo per le casse dello Stato (0,007 della spesa pubblica), diminuisce la Rappresentanza e non aumenta l’efficienza del Parlamento.”

Come te la immagini la Toscana dei prossimi dieci anni?

“Dieci anni sono tanti: è il tempo di due legislature regionali, ci sarà un nuovo assetto governativo, un nuovo Presidente della Repubblica. Una cosa è certa: non vedo una Toscana in mano a Salvini o alla Meloni, anche perché “Toscana sovranista” è un ossimoro. I toscani, intesi come coloro che vivono in Toscana, che hanno toccato con mano che nonostante ritardi ed inevitabili errori che si possono commettere stando al governo indiscutibilmente per tanti anni, è una terra in cui, tutto sommato, si sta bene. Inoltre sanno benissimo che questa volta siamo ad un bivio importante e molti si domanderanno come fare a non cadere in mano alle destre e contemporaneamente non rischiare di far passare il messaggio che votando il centro sinistra si approva tutto quello che è stato fatto fino ad oggi e che, quindi, quel voto possa passare come un incoraggiamento a continuare per quella strada. Una soluzione potrebbe essere quella di non eleggere un consiglio regionale omogeneo, inserendo consiglieri che non devono rispondere a logiche e ordini di partito, che abbiano una visione liberaldemocratica, cosicché possano controllare ed eventualmente denunciare all’opinione pubblica l’operato della Giunta che si discosta dagli interessi dei cittadini, specialmente dei cittadini di domani che non hanno rappresentanza in quanto non votanti. Non so se si è capito che sto parlando di consiglieri di +Europa!”

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