Quando l’omonimia spaventa un grande partito. Lo strano caso di Roberto Salvini

Era già successo cinque anni fa quando Susanna Ceccardi, candidata al Consiglio Regionale per la circoscrizione di Pisa, fu
battuta dal compagno di lista Roberto Salvini e partirono le lagnanze sul cognome noto che avrebbe aiutato il Salvini minore. Il vincitore pensò bene poi di auto sabotarsi proponendo al Consiglio Regionale delle graziose donne in vetrina per rilanciare il turismo toscano. Una sorta di Pigalle in salsa nostrana, che non solo non fu ben visto dai colleghi del Consiglio, ma gli costò anche la carica di consigliere. Ma questa è un’altra storia.

Ad ogni modo Roberto Salvini ha fondato poi il suo “Patto per la
Toscana” e si è candidato a presidente per queste regionali 2020 ma, la candidatura, è naufragata: non potrà presentarsi. La prima doccia fredda il 28 agosto, quando tre giudici della Corte d’Appello di Firenze hanno respinto il simbolo del suo partito dopo aver ricevuto una memoria dalla Lega Salvini Premier che segnalava il pericolo di confusione per gli elettori. Secondo la Lega i simboli erano simili: stesso cognome con caratteri della medesima grandezza. Sono stati presentati due ricorsi ma il giudizio è stato ribadito dal Tar e dal Consiglio di Stato e, a Roberto Salvini e compagni, non resta che sperare per il futuro.

L’esclusione ha molto amareggiato i militanti come racconta Marco Vaiani, il designato coordinatore della campagna elettorale della coalizione. “Si un fulmine a ciel sereno“ ammette Vaiani. “Era da due mesi che circolava il nostro progetto di simbolo del Patto della Toscana con la scritta “Roberto Salvini Presidente” in caratteri e colori completamente diversi da quelli della Lega, come chiunque con animo non malevolo ci ha riconosciuto. L’omonimia con una persona molto famosa può anche aiutare, ma Roberto Salvini cinque anni fa raccolse seimila preferenze battendo paesino per paesino la sua provincia, quella di Pisa. Furono croci sul suo nome non su un simbolo, dimostrando che non deve puntare sulla confusione dell’elettore.”

La dottrina dei marchi. Vaiani spiega che i tre giudici della Corte d’Appello nella loro decisione si sono attenuti alla “dottrina dei marchi” secondo la quale vengono bocciati quei marchi commerciali che sono oggettivamente diversi dall’originale ma in qualche modo contengono un cuore analogo. Gli avvocati del Patto per la Toscana hanno consigliato il ricorso per non creare precedenti scivolosi, perché applicare la dottrina dei marchi in materia elettorale, consente la bocciatura molto arbitraria di tanti simboli con parole e concetti simili.

Al di là del simbolo, il Patto per la Toscana ha un programma del tutto simile a quella della Lega ai suoi albori ma molto diverso da quello della odierna Lega salviniana. È una coalizione di civici, movimenti autonomisti e ambientalisti che vuole rendere la Toscana una regione autonoma come il Trentino e rivitalizzare l’economia locale, anche perché dopo la pandemia per gli autonomisti toscani l’autogoverno sembra l’unica strada percorribile.

Le manovre della lega. Mauro Vaiani ricorda che la lega non è nuova a queste manovre. Anche cinque anni fa dichiarò guerra ad una piccola lista autonomista alleata con Forza Italia. Un attacco senza successo perché i giudici del tempo applicarono in modo rigoroso le leggi elettorali che consentono la similitudine di alcuni simboli. A conferma di ciò, il fatto che per queste regionali siano state ammesse due liste di sinistra ecologista e due per i comunisti con simboli molto più simili tra loro di quanto non lo fossero quello del Patto per la Toscana e Lega Salvini Premier.

Insomma le tre sentenze che danno ragione alla Lega, vengono
vissute dagli esclusi come una vera e propria ingiustizia, un
dispiacere rafforzato dal fatto che a loro dire il Tar non ha voluto approfondire la questione. L’unica soddisfazione è arrivata dal Consiglio di Stato, che ha riconosciuto come nella legge regionale toscana e nella prassi seguita dall’Ufficio Centrale, manchi una procedura di conciliazione che i militanti del Patto avrebbero sicuramente seguito.

“Il nostro simbolo nella scheda era in una posizione nettamente
separata dagli altri schieramenti. Le possibilità di confondere
l’elettore erano ridicole e sinceramente scambiare una lista civica autonomista toscana con un partito centralista e autoritario mi sembra davvero difficile – aggiunge Vaiani e conclude – i suoi programmi sono grandi opere, centralismo parole e slogan securitari. Il contrario di cui ha bisogno una società mite come la nostra con un territorio fragile e già abbastanza ferito da grandi opere inutili. Ma il Patto per la Toscana andrà avanti con le sue istanze e peculiarità. Ringrazio Roberto Salvini per il quale avrei speso volentieri il mio impegno in occasione delle regionali, ma ci saranno sicuramente altre occasioni.”

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