Quel trend negativo dello stanco Eugenio

Che fosse partito troppo presto lo hanno sempre sostenuto un po’ tutti. Avrebbe anticipato i tempi se le elezioni si fossero tenute regolarmente a Maggio, figuriamoci adesso che il voto ci sarà, in piena emergenza Covid, alle porte dell’Autunno. Quel Giani sorridente e nel pieno delle forze di metà dicembre scorso, quando incassò il via libera da parte di ben quindici partiti di quella che poi sarebbe stata la sua coalizione, sembra solo un ricordo lontano.

IN ANTICIPO, IN AFFANNO. Chi segue la campagna elettorale da vicino, incontro dopo incontro, inaugurazione dopo inaugurazione, nastro tagliato dopo nastro tagliato, racconta di un Giani incredibilmente spossato, stanco, sia fisicamente che mentalmente. Soprattutto, a corto di argomenti. E non poteva che essere così, avendo iniziato troppo presto. Una delle regole che chi si occupa di strategia politica tiene sempre a mente, è quella del timing con cui si inizia una campagna elettorale. Partire molto prima è un errore esattamente paragonabile al partire troppo tardi. Per assurdo, il tempismo con cui è stata ufficializzata la candidatura di Susanna Ceccardi, sarebbe stato tardivo in caso di elezioni a maggio ma potrebbe risultare quasi decisivo votando a settembre. Per contro, il fatto di essere partiti già tra novembre e dicembre, nei fatti quasi dieci mesi prima, rischia di essere un problema per Giani.

IL TREND CHE PREOCCUPA. Ciò che preoccupa di più lo staff che sta seguendo la campagna elettorale del candidato PD però, oltre alla sua preoccupante fiacchezza, è il trend dei sondaggi che sembra esattamente opposto a quello della sua avversaria. Il candidato originario di Empoli ha via via, nel corso degli ultimi mesi, visto il suo vantaggio nei confronto della zarina di Cascina assottigliarsi in maniera preoccupante. Il sondaggio che ha in mano il PD, di cui tutti gli addetti ai lavori stanno parlando, vede Giani ancora in vantaggio di tre punti percentuali. Rispetto ai sondaggi di marzo, quando il vantaggio sembrava oscillare tra gli otto e i dieci punti percentuali, sembrano passate quattro ere geologiche. Mancando ancora due settimane al voto però, e visto che quasi il 35% degli elettori si dichiara ancora totalmente incerto, anche un bambino capirebbe quanto in realtà i giochi siano del tutto ancora aperti.

LA “BESTIOLINA”. Come se non bastasse, mentre Giani fatica, Susanna Ceccardi sembra in forma smagliante. Chi si aspettava una campagna elettorale urlata sulla falsa riga di quella della Borgonzoni in Emilia Romagna si è dovuto ricredere. Il buon Morisi, che tutto è tranne che uno sprovveduto, ha capito subito che per provare a vincere la Toscana avrebbe dovuto abbassare i toni ed evitare attacchi diretti. La Ceccardi sta portando a termine la sua campagna elettorale in maniera molto civile ed educata, concentrata a convincere gli elettori a sostenerla per un cambiamento che potrebbe essere storico ma, soprattutto, lontanissima dai toni e dai modi che la videro vincitrice a Cascina pochi anni fa. E, non ce lo dimentichiamo, uno dei messaggi macro che passano sulla gran parte degli elettori è l’immagine di una giovane mamma contrapposta ad un maschio sessantenne coi capelli bianchi e gli abiti grigio Mani Pulite. Anche per questo sono in molti che adesso si sono convinti che il nome giusto per il PD sarebbe stato quello di Simona Bonafé. Con lei, probabilmente, non ci sarebbe stata partita.

TEMPI DURI. Chi continua a paventare la deriva fascista in caso di vittoria del Carroccio in Toscana, oltre a sostenere una posizione forzata e non corretta (in Veneto o in Lombardia, se non ci siete stati ve lo assicuro io personalmente, non girano bambini vestiti da Balilla), fa solo un favore alla Ceccardi. D’altronde ormai, quello di agitare lo spauracchio di imminente ritorno del regime fascista, sembra rimasta l’unica strategia politica di un Partito Democratico in forte crisi di identità. Da una parte la leadership di Zingaretti che sembra in sofferenza, soffocata nel tentativo fallito di romanizzare i barbari (civilizzare i grillini) e incalzata dalle ambizioni nazionali di Bonaccini, dall’altra la totale subalternità politica al ConteCasalino e la mancanza di chiarezza sul referendum del 21 settembre. Insomma, non proprio un bel momento.

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