L’alleanza tra PD e M5S farà male a entrambi. Come faranno a convincere gli elettori?

“La stagione dell’amore, viene e va”. Lo cantava Battiato ma ad impersonare questa canzone, nella politica nostrana, sono il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Gli iscritti sulla piattaforma Rousseau esprimeranno nella giornata di oggi il loro parere su due pilastri del partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio: il superamento del limite del doppio mandato e l’apertura ad alleanze coi partiti convenzionali.

A vincere, quasi certamente, sarà il fronte del SÌ guidato dall’ex capo politico Luigi di Maio che, giorno dopo giorno, sti sta avvicinando sempre di più alle posizioni mainstream, di fatto ricordando agli iscritti pentastellati che il tempo delle urla nelle piazze è finito. I “VaffaDay” sono solo un ricordo. Anzi, il paradosso è che molti dei vaffa provenienti dall’elettorato ora sarebbero indirizzati proprio a loro. Perché col  odierno il MoVimento abbraccerà sempre di più gli attuali alleati del governo.

Questa alleanza, che di fatto dovrebbe rendersi concreta già dalle regionali con una candidatura unica nelle Marche, affosserà i grillini sui territori e li uniformerà sempre di più ai partiti. Mai più candidati portavoce, mai più venti di cambiamento. Anzi, se dovesse vincere il SÌ, sarà un Partito vero e proprio. Anche se loro non vogliono chiamarsi così. Ad aiutare la vittoria del SÌ, nella giornata di ieri è arrivata anche la notizia della rinuncia, da parte di entrambi i partiti, a proseguire tutte le cause legali che li vedevano contrapposti. 

Di Maio è furbo e vuole assicurarsi un futuro romano, ma con quale credibilità l’elettore che votò M5S per il cambiamento li rivoterà? Come potranno sostenere ancora un movimento che aveva fatto del limite massimo dei due mandati uno dei propri pilastri culturali e che oggi, nel nome della conservazione del potere, lo rinnega?

Stesso discorso vale per i democratici che, dopo anni di campagne denigratorie subite (basti ricordare che dopo i fatti di Bibbiano Di Maio su Facebook definì il PD come il “partito di Bibbiano”, o dopo gli scandali di Buzzi e Carminati a Roma, molti parlamentari del M5S etichettarono il PD come il “partito di Mafia Capitale”) abbassa la testa e mette da parte i valori in nome della tenuta del Governo e di uno strapuntino di potere.

In questa maniera, i nuovi e i vecchi si trovano mentre Giuseppe Conte rafforza sua la permanenza a Palazzo Chigi ma perde in termini elettorali. Così, a partiti separati, l’Avvocato del Popolo poteva pensare di avere rilevanza politica per futuri passaggi alle urne. Ad alleanze raggiunte, invece, sarà molto difficile.

Come farà il PD a convincere i propri iscritti a votare quelli che li hanno sempre accusati delle peggiori nefandezze? Il PD è l’ultimo dei partiti rimasti. Son ancora tanti i circoli rimasti nel territorio, fatti di militanti e di feste de L’Unità. Sicuri che, per mantenere la posizione di potere salda al Governo, si è disposti ad una simile alleanza?

Vedremo che succederà, ma l’amore viene e va. E la coppia Zingaretti/Di Maio dovrà tenerlo a mente. Perché, se l’uomo di sinistra tornerà a sinistra è anche vero che la destra mangerà tanti scontenti rimasti nel mezzo.

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