Ecco i 5 motivi per cui la Ceccardi e la Lega rischiano di non vincere in Toscana

Ve lo avevamo promesso ed eccoci qua. Siccome siamo del tutto estranei alle logiche politiche che riguardano le prossime elezioni regionali di settembre e dato che nella redazione di Targettopoli convivono anime liberali con sfumature nazionaliste, ideologie progressiste mescolate a tendenze populiste, abbiamo ritenuto opportuno partorire la stessa analisi fatta per il candidato dem Eugenio Giani anche per la zarina di Cascina Susanna Ceccardi. Ecco i cinque punti per cui, secondo me, la candidata del centrodestra rischia di non vincere in Toscana:

  • LA TOSCANA NON È IL VENETO. Per ragioni di cuore, frequento molto spesso la regione governata dall’ex PR di discoteche Zaia. Il Veneto vanta una tradizione ormai decennale nella governance leghista. I politologi più blasonati si sono persino spinti a definire il “leghismo bianco” come quella forma di governo locale veneto a trazione leghista che si è bene intrecciata, nel corso dei decenni, con la tradizione democristiana di questa terre. Questa cosa manca in Toscana così come manca un po’ in tutto il resto d’Italia. Il partito della Ceccardi può vantare una grande spinta nazionale dal successo, seppur attualmente un po’ ammosciato, del Capitano Salvini, ma non può fare leva su una classe dirigente in grado di avere rappresentanza su tutti i territori e su tutti i livelli.
  • IL RITARDO DELLA CANDIDATURA. A differenza del candidato PD che praticamente ha vissuto una vita in campagna elettorale, la Ceccardi ha avuto il via libera ufficiale da tutto il centrodestra unito solamente qualche settimana fa. E in politica, si sa, il tempo gioca un ruolo fondamentale.
  • I MALUMORI. I mugugni che hanno accompagnato il dibattito interno al centrodestra in tutto il periodo di lockdown hanno avuto solo il risultato di indebolire quella che poi sarebbe stata la candidatura della Ceccardi. Mentre dall’altra parte Giani ha stoppato sul nascere già a fine autunno 2019 ogni tentativo di altre candidature, l’ex sindaco di Cascina ha speso più tempo inizialmente a parare i colpi bassi dei propri alleati piuttosto che girare la Toscana a fare campagna elettorale.
  • IL SISTEMA DI POTERE ROSSO. Il vero nemico della Ceccardi sarà il clientelismo che, in questa regione almeno, è targato quasi ed esclusivamente Partito Democratico. Il quale ha, nel corso di quasi quindici anni, proseguito perfettamente nel solco tracciato dalla tradizione comunista che dal dopoguerra fino alla caduta del muro di Berlino ha garantito la stabilità economica attraverso assunzioni politicizzate a molti iscritti e dirigenti. Se trent’anni fa erano i circoli, le associazioni e i partiti a distribuire posti di potere e prebende, oggi i tanti posti ben remunerati nelle società partecipate e la conseguente spartizione di potere e di poltrone sono diventati il fine di coloro che sono chiamati a governare il territorio. Sfidare questo malcostume, e riuscire a batterlo, è cosa assai complessa.
  • IL MASCHILISMO. L’etichetta di giovane madre non è il massimo per una nazione cattolica e conservatrice che si ritrova a fare ancora i conti con il proprio maschilismo. Ci si tende a fidare di più del navigato candidato uomo sessantenne e meno della giovane donna che, per giunta, è pure anche madre.

Mancano ufficialmente due mesi al voto. Saranno sessanta giorni caldissimi, afosi, torridi. Non solo perché questa campagna elettorale inedita si consumerà sotto l’ombrellone o nei luoghi di villeggiatura ma perché la Toscana, forse per la prima volta, rischia di passare al centrodestra.

Io e l’ottimo Dario Baldi abbiamo interrotto le dirette di Targettopoli Live (che riprenderanno il 31 agosto) ma continueremo tutti a tenervi aggiornati sulle novità che continueranno ininterrottamente a giungere dal fantastico mondo della politica regionale e non solo.

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