Malaparte, il Monteferrato e una nuova scoperta. Intervista a Walter Bernardi

C’è stato un pratese che, per carattere e per storia personale, rappresenta come pochi altri il prototipo del cittadino di Prato. Quel pratese si chiamava Curzio Malaparte. Tutti i pratesi sanno chi era ma, forse, non tutti ricordano che per parte paterna era di origine tedesca e che il suo vero nome era Kurt Erich Suckert. Quasi nessuno, quando passa per via Magnolfi, alza gli occhi per leggere la targa che ricorda che era nato lì, nella casa che porta il numero civico 56.

Nel 1915, quando aveva appena 17 anni, era diventato cittadino italiano andando volontario a combattere nella Prima Guerra Mondiale. Poi, nel 1925, aveva cambiato nome e, non potendo prendere quello di Bonaparte, come avrebbe detto in modo strafottente nientemeno che a Mussolini, aveva scelto di mettersi dalla “Mala-parte”, dove sarebbe rimasto tutta la vita… e anche oltre.

Rivendicava sempre il proprio legame con la città e la sua tradizione tessile, anche perché il padre lavorava al “Fabbricone”, ma non si era mai sporcato le mani con gli stracci. Per forza di cose, fu costretto a cercare fortuna altrove, ma provando sempre nostalgia per quel “paesone” che lo aveva fatto crescere, tanto da scrivere che, se non fosse nato a Prato, non avrebbe voluto “venire al mondo”. Non sono forse queste caratteristiche che si possono frequentemente ritrovare in molti dei pratesi di oggi, anche quelli più illustri?

Parliamo di Curzio Malaparte con Walter Bernardi, già professore universitario di Storia e Filosofia all’Università di Siena e ora Presidente di “Palazzo Datini”, il quale ha fondato insieme ad altri amici l’Associazione “Curzio Malaparte pratese nel mondo”. Con la sua passione – e per il tramite dell’associazione – contribuisce a tenere vivo il lascito culturale di Malaparte.

Professor Bernardi, da cosa nasce la sua passione per Malaparte?
“Sono un lettore assiduo di Malaparte da quando ero ragazzo. Continuo a scovare suoi scritti e a scoprire nuove perle di questo grande scrittore, uno dei più grandi del Novecento. Il destino ha voluto che abitassi addirittura nella via che a lui è stata intitolata, in Galcetello. Non sono nato a Prato, ma sono stato adottato da Prato e qui ho costruito la mia vita anche se, come professore universitario, ho girato tutta l’Italia. Ora che sono felicemente in pensione ed ho più tempo a disposizione (a parte la cura dei nipoti, ovviamente, e Palazzo Datini), ho deciso di onorare il suo nome e di diffondere la sua letteratura, creando un’associazione ad hoc e scrivendo un libro, intitolato Curzio Malaparte – Un maledetto pratese di ieri raccontato ai toscani di oggi (Claudio Martini Editore), che si propone di tratteggiare, con stile piano e leggibile da tutti, un profilo dello scrittore in ‘chiave pratese’.”

Di cosa tratta questo libro? Cosa aggiunge rispetto a tutto ciò che è già stato scritto su Curzio Malaparte?
“Dalla mia lettura dei tantissimi scritti di Malaparte ho ricostruito alcuni aneddoti interessanti di questo personaggio unico della storia di Prato. I suoi legami con i luoghi della città. I suoi amici. I primi amori. I personaggi pittoreschi dell’epoca. I suoi giochi da bambino a Coiano, a Santa Lucia, in Santa Trinita. Gli studi al Cicognini. Perfino il suo immaginario, che era spesso legato a Prato, tanto era forte il suo amore per questa città.”

Sappiamo che nel suo libro ha ricostruito una storia particolare che lega Malaparte al Monteferrato. Può parlarcene?
“Malaparte conosceva per filo e per segno molte zone di Prato, ma aveva un legame affettivo speciale con la zona nord della città. Coiano, Santa Lucia, Le Sacca, Spazzavento, Galceti e Figline. Amava camminare in questi luoghi e nelle colline circostanti e, in una di queste camminate, si era imbattuto in quello che lui riteneva essere l’ingresso dell’Inferno di Dante. Era una grotta sulle prime pendici del Monteferrato, lungo la Bardena. Con assoluta certezza, abbiamo localizzato quella grotta che tanto aveva fatto fantasticare Malaparte. Non si tratta di una grotta naturale, come pensava lui, ma di un saggio di ispezione mineraria effettuato nel secondo Ottocento per verificare se nel Monteferrato, oltre al famoso marmo verde, c’era anche il rame. Si trova all’inizio della prima cima, lungo il sentiero che da Galceti porta a Figline. Da ragazzo, Malaparte andava spesso in questa grotta con i suoi fratelli e sorelle e lì, prima della selva oscura di Galceti, secondo lui si trovava l’ingresso del luogo dantesco per eccellenza. Ecco quello che scriveva in una delle sue prime opere, Le avventure di un capitano di sventura del 1927. “La memoria dei pratesi vuole che per la strada di Figline si scenda all’Inferno. Dante è passato di lì, lungo la Bardena: la selva selvaggia è la pineta di Galceti. Alcuni anni or sono un barrocciaio di Coiano, che io ho visto e conosciuto da vicino, entrò una volta in una cava di marmo verde abbandonata da secoli, proprio sotto la terza gobba del Monferrato, presso Figline, e n’uscì col viso bruciato, mezzo cieco e sordo, ammutolito dallo spavento. Si chiamava Agenore. Dal suo cappello, trovato sotto un sasso all’entrata di una cava di marmo verde, in fondo alla pineta di Galceti, si capì ch’era sceso all’Inferno, tutto vestito e con i piedi nelle scarpe, come Orfeo. Anch’io mi metterò un giorno per la strada di Figline e scenderò vivo all’Inferno”.

bucamalaparte

È vero che, come associazione “Curzio Malaparte pratese nel mondo”, state organizzando un’iniziativa per far conoscere alla città questo luogo fantastico di Curzio Malaparte?
“Sì. Sabato 18 luglio celebreremo questo ricordo di Malaparte sul Monteferrato, apponendo una targa commemorativa, realizzata dall’artista pratese Mattia Crisci, all’ingresso della grotta. L’evento è aperto a tutta la città. Il luogo specifico è facilmente raggiungibile da parte di tutti, anche anziani e bambini, con una breve camminata. Il ritrovo è fissato per le ore 10 nel giardino prospiciente via Malaparte, di fianco alla pista ciclabile, all’ingresso nord del Parco di Galceti. Lui, lassù dalla sua tomba in cima allo Spazzavento, ci osserverà sorpreso. Il giorno dopo, 19 luglio, anniversario della sua morte, andremo a domandargli se la cerimonia gli è piaciuta. Interverranno l’assessore alla cultura del Comune Simone Mangani, il direttore del Centro di Scienze naturali di Galceti Marco Morelli e Don Billi, parroco di Figline. Sì, perché il terreno intorno alla “Grotta Malaparte” è di proprietà proprio della parrocchia di Figline! Io con Mario Barbacci e Mattia Crisci leggeremo i testi di Malaparte. Il giorno precedente, 17 luglio, alla Casa del popolo di Coiano verrà proiettato il film La Pelle di Liliana Cavani. Domenica 19 luglio, alle ore 9, si svolgerà a cura dell’Amministrazione Comunale la tradizionale cerimonia della deposizione della corona di alloro sulla tomba di Malaparte, a Spazzavento. Tutti i cittadini sono invitati a questi eventi. Credo che sia importante tenere vivo il legame tra lo scrittore e Prato, anche con iniziative di questo tipo, con le quali poter riscoprire il valore dell’attaccamento alle proprie radici. Da queste dobbiamo partire per sperare in un rilancio della città e della sua vocazione letteraria, industriale e, perché no, anche turistica.”

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