Ceccardi “suona” Giani e la Toscana inizia a ballare // VIDEO

“E se cadesse la Toscana?”. Se lo chiedevano solo pochi mesi fa, in un libro analisi, dei bravi giornalisti toscani. E se quando leggevo quelle pagine, difficilmente sarei riuscito ad immaginarmi uno scenario diverso dalla Toscana Felix, oggi non ne sono più così convinto. Anzi, mi sembra di essere in mare durante una tempesta.

Un libro non si giudica dalla copertina. Con Eugenio Giani, candidato del centrosinistra, è stato più o meno così. Perché Giani è un politico navigato, d’esperienza e ha ricoperto quasi tutti gli incarichi locali possibili nelle amministrazioni. Il Giani politico ha una bella copertina ma dentro?

Il passaggio da candidato a caccia di preferenze personali a candidato governatore di tutti è estremamente complicato e, per certi versi, poco scontato. Se poi ci si mette che quella convinzione che lo accompagna fin dall’inizio dell’avere già la vittoria in tasca è praticamente già svanita il gioco è fatto. Anzi, un candidato così fiacco era da tempo che non lo si vedeva. Si dice spesso che chi parte troppo presto con la campagna elettorale poi arrivi allo sprint finale con il fiatone. E sembra proprio il caso del buon Eugenio.

E dire che la candidatura della sua principale rivale, Susanna Susy Ceccardi, era nata sotto una cattiva stella. Malumori, bocche storte e un senso di poca voglia di lottare. Però, dalla presentazione in poi, la bilancia dei candidati si è spostata e, al posto di vedere Eugenio Giani come candidato forte e una Ceccardi alla ricerca di visibilità, si è visto esattamente il contrario.

Difficoltà ad esporre anche concetti semplici, attacchi inutili e una vera mancanza di temi stanno creando più di un malumore sia tra l’elettorato democratico che tra i tanti candidati della “corazzata rossa”. Perché tra un guinzaglio, un asilo e gli attacchi sull’antifascismo, Susanna Ceccardi ha iniziato a stare simpatica al cittadino toscano proprio grazie agli carenze dell’avversario.

Stiamo passando attraverso una delle peggiori pandemie degli ultimi cento anni e, dopo agosto, ci attende un autunno bollente tra licenziamenti, chiusure, problemi con la cassa integrazione e uno dei principali temi del nostro Eugenio Giani è il tanto caro antifascismo. Questo è uno dei pilastri della nostra Costituzione ma non può di certo un essere punto centrale di una campagna elettorale per le regionali. Perché dagli slogan  retorici non si ricava PIL e neanche occupazione e su questi temi i cittadini adesso pretendono risposte.

Il punto più critico per il pugile suonato Giani è stato il dibattito di oggi de La Nazione dove, vestito come Donald Trump, è infilato in una serie di panegirici capaci di far addormentare un consumatore di Lexotan. Discorsi triti e ritriti già sentiti in campagne elettorali passate, tanto fumo ma pochissimo arrosto. Nessuno qui pensa che la Ceccardi sia la novella Barack Obama, ma davanti alla confusione del candidato dem è riuscita a piazzare almeno un poker di reti ed ha portato via il pallone da viale Giovine Italia.

Uno. Sulla gestione sanitaria dell’emergenza Covid-19, Susanna Ceccardi l’ha appoggiata su ventilatori, spese di mascherine e produzione di esse. Ma, nella replica, Giani non ha risposto. O meglio lo ha fatto, ma non su quello. Come un novellino della politica.

Due. Sull’aeroporto a Firenze, nonostante tante contraddizioni espresse nel centrodestra, la zarina ha ricordato a Giani come a governare ci sia sempre stata quella sinistra rappresentata da Giani. E quel “i fiorentini guardino chi c’è” pronunciato da Eugenio Giani al termine della sua risposta mi ha lasciato un po’ perplesso. Ma si è candidato a Sindaco?

Tre.  “A supercazzole sembra il Sassaroli”. Un attacco simpatico, diretto e pungente a seguito di una risposta sull’ambiente, ma che rappresenta a pieno lo stile con il quale Giani  ha affrontato il dibattito.

Quattro. “Voleva fare il sindaco, ma Renzi gli preferì Nardella”. Più o meno come quando la tua fidanzata ti ricorda quanto fosse brutta la tua ex di cui ti eri dimenticato. Esattamente la stessa sensazione.

La domanda più spontanea è: ma perché accettare un confronto così? Ai confronti, siccome restano nella memoria dell’etere e degli elettori, si va quando si è convinti, forti e decisi. Non a fare i politicanti da aperitivo.

È incredibile come una battaglia apparentemente vinta da mesi si sia riaperta in maniera netta. Sul piano della dialettica Giani resta il migliore, ma questo primo round va tutto a Susanna Ceccardi, apparsa concreta e con gran polso.

Adesso, però, la partita si sposta sulla tenuta della Susy e della sua squadra. Perché il profilo istituzionale è buono, un po’ meno se dovesse ricavalcare le onde tanto care al Capitano. Vuole un consiglio? Lasci stare Salvini. Ascolti qualche nave scuola del centrodestra e faccia tagliare qualche nastro al rivale.

La battaglia è appena iniziata, ma Giani ricorda tanto l’Italia dei mondiali 2002. Sulla carta da vittoria ma poi bastò la Corea del Sud a farla fuori.

Se volete vedere tutto il confronto tra i due candidati cliccate qui.

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