La F1 a Scarperia: scegliete il Mugello, ma fatelo tutto l’anno

Sarà uno, ma varrà mille. Il Gran Premio di Formula 1 al Mugello (il millesimo della Ferrari) è una delle notizie più belle, per l’Italia e lo sport in generale, di questo 2020. E meno male, visto che il medesimo anno, di belle notizie, ne ha riservate davvero poche. Un evento che la Toscana sogna da quando il primo strato d’asfalto fu posato sulla curva dell’Arrabbiata, e che oggi si concretizza, peraltro ad uno schioppo dalle elezioni regionali.

Appunto, bel colpo Giani. Non lui direttamente, che non ha avuto alcuna voce in capitolo nella riuscita dell’evento, ma la Toscana in generale, e soprattutto quella dell’area fiorentina, governata per la stragrande maggioranza dal centrosinistra. Quanto poi realmente la gara del 13 settembre influirà sulle elezioni della settimana successiva, non è dato sapere, e sinceramente risulta anche una scommessa un po’ noiosa. Sarebbe invece molto più importante capire che, a detta degli stessi organizzatori, il Mugello è stato scelto quest’anno soltanto perché non ci sarà il pubblico, e quindi non si presenteranno i problemi ben noti (e anche un po’ abusati come giustificazioni) dell’eccessivo traffico su infrastrutture stradali non all’altezza. Come dire: al Mugello sì perché è una pista bellissima, in un territorio stupendo, ma il prossimo anno se tornerà il pubblico, adios. Per mantenerlo lì, invece, bisogna investire.

Bisognerebbe, dunque, che chi si candida a governare la Toscana (ma anche chi guida la Città Metropolitana), non si limiti a sorridere davanti agli scatti dei fotografi, con il pupazzo del cavallino sotto braccio, ma si prenda qualche impegno concreto nei confronti di un territorio sfruttato fin dai tempi dei Medici (e poi col Bilancino, la Variante di Valico, l’Alta Velocità, ecc. ecc.) senza che altrettanto gli sia stato restituito. Fate in modo che il Mugello diventi un brand (parola brutta ma utile) da promuovere tutto l’anno, e non soltanto per una data di maggio o settembre, quando ci arrivano i camion del motomondiale o della Formula 1. Sarebbe l’ora che una delle valli più belle della Toscana, più ospitali, più verdi, più genuine ed economiche, diventi paradigma del nuovo modo di concepire la vita (meno città e più verde) e il turismo (l’esperienza completa al posto della visita mordi e fuggi). Ve lo dice un fiorentino trapiantato a Prato, che in questi luoghi ha lasciato un pezzo di cuore: provate a farvi un giro la domenica pomeriggio verso Rostolena o Vespignano, fermatevi a mangiare in una bottega del posto, con 3 euro e un sorriso del commerciante, e se volete scattatevi pure qualche foto negli sterminati campi di girasole che circondano le strade, come fanno quelli che passano di qui per caso, e si dimenticano di essere a 20 minuti di autostrada da Peretola o a 15 minuti di statale da Calenzano.

Saranno una sequela di slogan banali, ma mai come oggi il Mugello dovrebbe ritagliarsi il proprio spazio. Che il Gran Premio, allora, sia pure quello di Toscana, della Città Metropolitana, di Firenze. Che tutti corrano pure a gettarci sopra il proprio cappello: avanti un altro, c’è posto! Ma che poi gli si presenti il conto, quando c’è da spartire i denari per fare strade, ferrovie, alberghi e via dicendo.

Scegliete il Mugello, insomma, ma sceglietelo tutto l’anno.

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