Fossi:”Attenzione, la Toscana è contendibile. Campi non è una città insicura”

Realista, concreto e col giubbotto di pelle in stile Fonzie di Happy Days. È un Emiliano Fossi pronto alle grandi sfide per Campi Bisenzio e per la città metropolitana quello che si è presentato lunedì mattina a Targettopoli Live.

Sindaco, ormai Joe Barone ha fatto il viottolo con il suo ufficio per il nuovo stadio della Fiorentina. Quanto può essere importante per Campi Bisenzio e per lo sviluppo dell’intera area metropolitana un’infrastruttura come questa? E poi, dato si è definito realista, quanto è reale questa ipotesi?
“Lo stadio della Fiorentina è importante per la Fiorentina perché come è stato ripetuto dall’attuale proprietà, questo permetterebbe alla Fiorentina di fare il salto di qualità di cui c’è bisogno per poter competere ad livelli alti. Non solo da un punto di vista sportivo, ma anche perché ti permette di avere una competitività maggiore della squadra. La nostra non è mai stata una posizione in competizione con Firenze volta a scippare qualcosa, ma a disposizione. Ripeto che, qualora non si dovessero realizzaere le ipotesi messe in campo dall’amministrazione di Firenze, la Fiorentina sa che a Campi una possibilità c’è e siamo in fase avanzata. Se ci fosse appunto la possibilità di realizzare questa importante infrastruttura fuori dai confini di Firenze, ci sarebbe sicuramente una ricaduta economica importante per tutto il territorio ma mi persuadono anche le conseguenze istituzionali-amministrative. Sarebbe la realizzazione, dopo tanti anni, di quello sviluppo della città di Firenze lungo la dorsale nord-ovest immaginata nel Piano Detto, riuscendo a collocare al di fuori delle mura cittadine fiorentine una funzione di pregio e quindi di superare quel confine tra Firenze e ciò che sta fuori creando una ricucitura storica. Sarebbe il modo per guardare verso il futuro e allargare la città.”

Da Firenze le sono arrivate critiche per quanto concerne il nodo infrastrutture. Tramvia, casello autostradale e chi più ne ha più ne metta. Ci sono davvero questi problemi nella realizzazione dello stadio?
“Quella che tende a denigrare una possibile soluzione è una discussione che non ha senso. Noi dobbiamo guardare alle possibili soluzioni e non denigrarle. Se reputiamo la realizzazione dello stadio della Fiorentina una cosa importante per la Fiorentina e per Firenze, intesa come città più ampia dei confini comunali, dobbiamo impegnarci a rafforzare tutte le ipotesi. Chiunque sia passato da Campi conosce queste zone e questa realtà. C’è un elemento di polemica fine a se stessa. Non è una terra di nessuno, ci sono attività importanti. Poco distante da qui c’è uno dei più importanti centri commerciali d’Italia. Sempre qui sono collocate aziende importantissime ed è in quest’area tra Firenze, Prato e Pistoia, che viene prodotto gran parte del PIL della Regione Toscana. Quindi se tante aziende se vengono e verranno qua, qualche buon motivo devono averlo. Certo, se vai a collocare una funzione come quella dello stadio, la situazione infrastrutturale dovrà essere migliorata. Ma ovunque.

Gli elementi di rafforzamento della mobilità sono più facili da realizzare nell’area dove potrebbe sorgere il nuovo stadio. È un’area aperta, dove gli interventi si possono fare in facilità. Se davvero si concretizzasse l’investimento della famiglia Commisso, la situazione andrà migliorata e ho già detto tre elementi sul quale farlo. Sicuramente un miglioramento della viabilità con il raddoppio di Viale Allende. A seguire l’arrivo della Tramvie e anche su questo ci sono passi in avanti già fatti e, infine, l’ipotesi del casello autostradale anche se, occorre dirlo, non siamo così distanti dagli attuali caselli autostradali. Sono comunque cose che abbiamo già analizzato con la Fiorentina. Ne parliamo da tempo e sanno benissimo quali sono gli iter, quali gli elementi di fragilità e quali quelli di potenzialità. Le polemiche servono a indebolirci tutti. Le istituzioni dovrebbero dare il buon esempio e individuare in quest’area ampia le soluzioni. Non fare nulla sarebbe l’ipotesi peggiore.”

Recentemente sono stati chiusi i giardini di Via Petrarca e le segnalazioni sui social sono aumentate. Campi, nel post Covid, è diventata una città pericolosa?
“Quello che registro io è che una volta finito il lockdown, in generale anche leggendo le cronache dei comuni, si è registrata una sensazione di bomba libera tutti rispetto allo storico. Sia per quanto concerne gli eccessivi assembramenti e gli schiamazzi passando per atti di piccolo teppismo fino a fatti più gravi. A Campi non c’è una situazione che sta degenerando, tutt’altro. Siamo una comunità coesa e forte dove la convivenza è bella e importante. Sono accaduti fatti dove c’è stato il bisogno di intervenire. C’è stata una escalation di situazioni proprio lì ai giardini di Via Petrarca, una zona delle più belle e più frequentate, dove i genitori vanno coi bambini e i nonni coi nipoti. C’era una situazione che stava rischiando di degenerare e ho ritenuto di dover prendere provvedimenti necessari e di emanare l’ordinanza che chiudesse l’accesso ai giardini dalle 24 fino alle 6 nonché il divieto di consumare bevande in contenitori di vetro per riportare la situazione a una socialità normale. Sono giardini belli e, a due giorni da quella ordinanza, è tornata una situazione di normalità.”

C’è invece un problema di droga su Campi? La situazione in piazza Gramsci è critica per questo tema?
“Purtroppo scopriamo l’acqua calda. La droga nella società esiste e ci sono zone dove c’è spaccio. Io sono uno di quelli che sostiene che accanto all’intervento delle forze dell’ordine serva che le nostre città siano sempre più vissute. Io capisco chi vuole sottolineare difficoltà ma questa amministrazione ha rigenerato Piazza Gramsci. Abbiamo provato a includere la piazza nelle iniziative del centro e non ci scordiamo cosa era piazza Scarlino negli anni 80′. Ci sono segnali che vanno monitorati sui quali si sta intervenendo. Io penso che accanto al controllo, serva il presidio di socialità e territorialità.”

Passando alle regionali, quale è lo stato di Salute del Partito Democratico per le Regionali?
“La Toscana rimane una realtà contendibile indipendentemente dalle candidatura. È un segnale che arriva da un trend delle amministrative, che fino all’anno passato era quello di progressiva perdita di realtà importanti per il centrosinistra. Non dobbiamo dare per scontato niente. C’è un vantaggio, ma non deve farci rilassare sugli allori. Vince chi dà una idea di futuro per la Toscana. Ci sarà bisogno di una visione di Toscana diversa da quella degli ultimi anni. Ci sono alcuni spunti fondamentali che anche la situazione emergenziale ci ha lasciato. Il centrosinistra lo individuo come la realtà che ha in sé l’idea di futuro che dà speranze vere.

Si deve partire da dei capisaldi. La sanità, e abbiamo visto quanto è stata importante la sanità territoriale. C’è da tornare ad investire sui principi territoriali. E poi l’ambiente, l’ecologia, la sostenibilità, ma per davvero. La regione ha deciso di mettere al posto di Case Passerini un impianto di economia circolare. Serve il cambio di un’idea di modello di sviluppo. E poi i temi delle comunità. E poi le infrastrutture. Noi facciamo un gran parlare in questa fase post Covid di allentamento di burocrazia. Sono parole dolci per i cittadini però occorre fare attenzione. La semplificazione è importante ma se la tendenza è andare verso la deregulation, io non sono d’accordo. Se è snellimento va bene. Bisogna stare attenti. Siccome ci saranno tanti fondi pubblici per investimenti pubblici, mi piacerebbe che la regione realizzasse un osservatorio sul come verranno utilizzati queste risorse. È fondamentale non fare passi indietro dai presidi della legalità.”

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