Giunta Biffoni: dopo un anno dal suo insediamento è già tutta da rifare?

Il caos innescato dalla maldestra gestione della pedonalizzazione del centro storico di Prato ha un’origine molto chiara ed è prettamente politica. L’attuale giunta si è dimostrata del tutto inadeguata ad affrontare questo delicato passaggio della ripartenza e, dopo mesi di emergenza coronavirus in cui si è provato a coprire le evidenti lacune strutturali coprendole mediaticamente con il protagonismo del sindaco Biffoni, i nodi stanno arrivando inesorabilmente al pettine. Ed è un problema meramente numerico e di risorse, non tanto di capacità dei singoli protagonisti che, anzi, stimo e rispetto.

IL PARAGONE CON LA GIUNTA SCORSA. La legislatura 2014-2019 ha potuto contare su nove assessori affiatati e preparati, dove le deleghe vennero divise in maniera quantomeno più equilibrata. L’unica perplessità fu la scelta del sindaco di tenersi la delega alla sicurezza, ma nessuno può recriminare ai nove assessori di non esser stati tutti coinvolti nella governance della città e di non essersi impegnati. La giunta attuale invece, ha praticamente due assessori in meno rispetto a quella precedente. Pesa la scelta del sindaco di non sostituire l’assessore allo sport Vannucci dimissionario per motivi di salute (al quale mando il mio sincero abbraccio e un ancor più sincero augurio di pronta guarigione), che però priva di fatto la squadra di uno dei suoi più importanti e capaci protagonisti. 

Alla lunga però, pesa ancor di più la decisione di Biffoni di privare di alcune deleghe fondamentali l’assessorato di Lorenzo Maria Marchi, che si è ritrovato in pratica ad essere un non-assessore, a meno che non si vogliano considerare importanti e centrali le poche deleghe secondarie che gli sono rimaste. Marchi si è sempre dimostrato molto attento, giustamente, alla considerazione che il PD dovrebbe avere nei confronti del partito che lui stesso coordina regionalmente nei rapporti politici. Lo ha fatto egregiamente anche di recente sulla candidatura di Giani e sul suo atteggiamento, a detta di Marchi, poco rispettosi nei confronti di Demos. Non capisco perché abbia accettato che l’assessorato che nella scorsa scorsa legislatura vide impegnata Daniela Toccafondi, sia stato svuotato delle deleghe più importanti quali sviluppo economico e commercio.

I poteri che aveva la Toccafondi erano tangibili e, averli tolti al povero Marchi, di fatto hanno avuto come sola conseguenza quella di averlo escluso dalla vera e propria governance cittadina. Queste scelto hanno portato la giunta a non avere una persona di riferimento, com’è stata per cinque anni la Toccafondi, che potesse affrontare al meglio il ritorno alla normalità fatto di rapporti coi commercianti, decisioni sulla mobilità, cambiamento sugli orari, introduzione di iniziative coordinate e necessari confronti coi residenti che, ad oggi, vivono nel più totale smarrimento.

Per il secondo mandato di Biffoni si è voluto impoverire quell’assessorato che funzionava così bene (e non mi spiego il motivo), lasciando a Lorenzo Maria Marchi solo il turismo. La delega al centro storico è stata affidata al consigliere comunale Giacomo Sbolgi che però non può avere gli strumenti e il peso politico di un assessore. Lo sviluppo economico infine, spetta all’assessore Benedetta Squittieri, che avrebbe bisogno di giornate di 48 ore per fare tutto ciò che le spetta considerando le tante, forse troppe, deleghe importanti che le sono state date.

COSA È MANCATO. Senza dubbi è mancata una giunta composta da nove assessori, tutti e nove coinvolti a pieno nelle decisioni politiche e con responsabilità definite. È mancata una figura politica di riferimento riconosciuta da tutti. Una sorta di cabina di regia che prendesse in mano questa partita e la gestisse dall’inizio alla fine. Sono state prese decisioni discutibili, in ritardo e senza un vero e proprio confronto tra cittadini e residenti che, anzi, si sono ritrovati ad essere gli uni contro gli altri. È mancato il coraggio politico di andare chiaramente verso una direzione netta. Si è provato a non scontentare nessuno e si è finiti per non accontentare nessuno. La politica però, il coraggio lo trova quando tutte le cose al suo interno funzionano correttamente ma, se in giunta c’è più di un problema, è evidente che il coraggio diventa una cosa difficile da pretendere.

IL TOWN MANAGER. Una delle idee della giunta pre coronavirus, era quella di affidare ad un professionista la gestione del centro storico. Fu accolta con qualche diffidenza dalla città. Senza ombra di dubbio, ciò che apparve chiaro a molti è che se una giunta, a pochi mesi dal suo insediamento, sente la necessità di affidare la gestione di una tematica che dovrebbe essere affrontata da uno dei suoi membri, è come se ammettesse di avere dei problemi strutturali al proprio interno.

COSA FARE POLITICAMENTE. Nei salotti pratesi e nei corridoi dei palazzi della politica si fa un gran parlare di un rimpasto di giunta imminente che però non mi trova assolutamente d’accordo. Credo sarebbe opportuno ridistribuire le deleghe in modo da poter dare gli strumenti necessari all’assessore Marchi, così come ad ogni altro assessore, per poter incidere nelle azioni politiche concrete. Trattandosi di motivi di salute, non intervengo invece sulla scelta di sostituire o meno l’assessore Vannucci. In questo caso, l’unica speranza è che Luca possa tornare quanto prima ad occuparsi di quello che stava facendo visto anche il difficile momento che lo sport pratese sta affrontando. C’è bisogno della sua sensibilità e della sua competenza. Non serve un rimpasto ma un coinvolgimento equo e concreto di tutti gli assessori presenti in giunta.

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