Prato e le sue frazioni. Alla scoperta di Figline

Prato, città del lavoro. Prato, città degli stracci. Prato, città di immigrazione. Prato, città laboratorio. Sono tante le definizioni che – con una conoscenza di base del territorio pratese e facendo scarso ricorso alla fantasia – possono essere accostate a questa realtà così diversa da tutti gli altri centri toscani.

Volendosi spingere in avanti si potrebbe azzardare una definizione non comune, ma sufficientemente pertinente e rappresentativa, secondo cui Prato è una “città di paesi”. Sì, perché questa città – perlomeno come oggi la conosciamo – si è man mano formata inglobando i tanti paesi, spesso di origine medievale, che figuravano intorno a quello che oggi è il centro di Prato, a sua volta sorto dalla “fusione” tra Borgo al Cornio e Castrum Prati.

Tra i paesi inglobati figurano Galciana, Coiano, Mezzana e molti altri. Tutti insieme, vista l’urbanizzazione spinta del secondo dopoguerra, sono ormai diventati delle frazioni della città di Prato. Ne figura però uno più appartato, che si colloca in una piccola valle incastonata tra le colline e che conserva al suo interno diverse piccole attrazioni, purtroppo non sufficientemente valorizzate e promosse dalla città. Questo piccolo gioiello, appannato per un diffuso disinteresse – ad eccezione dei propri residenti o, comunque, degli abitanti della zona nord di Prato – si chiama Figline.

LE CARATTERISTICHE DEL GIOIELLO. Perché questo paese è diverso dagli altri che compongono questa bizzarra città e perché meriterebbe un occhio di riguardo? È presto detto. In quelle poche e piccole strade che lo attraversano e nel paesaggio circostante sono conservate diverse cose meritevoli di una visita. Scorriamole velocemente.

Si parte dalla meravigliosa Pieve di San Pietro, che risale al XII secolo e che vanta ancora alcuni affreschi e un delizioso chiostro. Ci sono poi due piccoli musei. Oltre al Museo della Pieve stessa – che conserva dipinti, suppellettili sacre, manufatti in terracotta e reperti altomedievali – a Figline, infatti, è possibile visitare anche il Museo della Deportazione e della Resistenza, luogo che documenta e supporta la memoria dei campi di concentramento e dello sterminio procurato dai nazisti.

Vicino alla chiesa, all’imbocco di una pittoresca strada in salita, si trova poi un tabernacolo preziosissimo, dedicato a Sant’Anna ed attribuito ad Agnolo Gaddi. Poco sotto la chiesa è stato inoltre eretto il monumento ai 29 martiri, in memoria di una storia che deve essere tramandata alle future generazioni. Intorno a tutto questo c’è un reticolo di viuzze di impronta medievale e c’è traccia delle fornaci che fin dai tempi antichi si trovavano nel paese.

È finita qui? No. Figline, infatti, vanta anche una vocazione naturalistica, con il Monteferrato che lo domina all’alto. Questa particolare montagna, oltre ad offrire una miriade di sentieri per tutti i gusti, è caratterizzata anche dalla presenza di antiche cave dismesse, di cui una proprio vicina al paese. Le cave del Monteferrato rappresentano un pezzo di storia della Toscana, se si pensa che da qui è stato estratto quel marmo verde (o serpentino) che tanta bellezza ha regalato a molte chiese e monumenti.

Per non farsi mancare niente, a due passi dal paese è possibile soddisfare pure gli amanti degli sport estremi, considerando che ci sono pure dei sentieri da downhill e delle belle pareti da arrampicata.

È ORA DI METTERE IL GIOIELLO IN VETRINA. Arte, storia antica, vicoli, memorie della seconda guerra mondiale e itinerari ambientali. Il tutto nel raggio di pochi metri. Non sarebbero forse ingredienti sufficienti per ideare, ovviamente su piccola scala, degli itinerari turistici e tentare di lanciare un progetto volto alla conservazione e alla valorizzazione di questi beni? Sì, dappertutto, ma difficilmente in Italia. Sicuramente non a Prato.

Purtroppo, infatti, ciò che Figline custodisce è noto perlopiù agli abitanti del paese. Le istituzioni sembrano ricordarsi di Figline solo il 6 settembre di ogni anno, quando si tengono le celebrazioni per la commemorazione dell’uccisione dei 29 partigiani. Finita la cerimonia, vengono portate vie le sedie e le transenne e, con esse, se ne va anche quel briciolo di attenzione per il paese. Ciò, fino al 6 settembre dell’anno successivo. Durante quell’anno che intercorre, sembra che nessuno si curi di valorizzare e promuovere questo piccolo ma ricco territorio. È un po’ una disdetta, perché Figline avrebbe le potenzialità per attrarre visitatori, curiosi e camminatori quantomeno dal resto della Toscana, per vedere i tesori che custodisce, facendosi coccolare dall’aria fresca che scende da Schignano.

Ogni ipotetico progetto – ad oggi non pervenuto – di valorizzazione del borgo non può però prescindere da una propedeutica opera di riqualificazione del suo assetto: strade, vicoli pedonali, marciapiedi, parcheggi, arredo urbano, indicazioni, perfino l’ex lavatoio lungo la Bardena. Sono molti gli aspetti che sembrano lasciati al proprio destino e su cui sarebbe necessario prevedere degli interventi, anche piccoli e poco costosi.

Sarebbero queste le basi da porre per un “progetto Figline”. Un piano di lavoro volto a valorizzare il borgo – con un maggiore decoro ed una migliore vivibilità per gli abitanti stessi – e a promuoverlo al di fuori dei confini cittadini, basandosi su un’idea che possa dargli la veste di un piccolo centro turistico, vista la particolarità dell’offerta che sarebbe in grado di dare. Non si parla di turismo di massa, ovviamente. Si tratterebbe di favorire la possibilità per i visitatori di trascorrere una domenica primaverile o estiva abbinando l’arricchimento culturale con qualche ora di camminata in un bel contesto paesaggistico, magari col piacere di una merenda su un tavolo attrezzato sulle pendici del Monteferrato. Non sembrerebbe un sogno irrealizzabile.

Perché quando, parlando con un interlocutore esterno, si dice “abito a Figline” è anche noioso dover, ogni volta, successivamente specificare “no, non abito a Figline Valdarno. Abito a Figline di Prato”. Abbiamo traccia della sua gloriosa esistenza da almeno mille anni. Sarebbe l’ora di porre fine a questa inconcepibile indifferenza.

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