REGIONALI TOSCANA: come cambia il dibattito politico post coronavirus

Una delle frasi più usate in questi mesi di coronavirus è stata: “Questa emergenza ci cambierà”. Quello che è un po’ un augurio e un po’ una preoccupazione (guardando le ultime previsioni sull’occupazione, più la seconda), non sembra comunque esser stato recepito dai vari candidati alla guida della Regione Toscana; come se l’epidemia e il lock down avessero semplicemente cancellato 3 mesi sul calendario, e si potesse ripartire da dove ci eravamo fermati. A sancirlo, ad esempio, i programmi elettorali dei candidati attualmente in campo, che sono ancora lì, uguali pari pari al pre-covid: la proposta alternativa, che dovrebbe fronteggiare la peggiore crisi degli ultimi 30 anni, e magari rilanciare il paese in chiave moderna, non è contemplata. Manca la visione post-covid, insomma. Facciamo qualche esempio.

IL LAVORO. Non sarà lo smart working a migliorare quella che per il centro studi della CGIL sarà una crisi da -10% di PIL e oltre 80-100mila disoccupati in più nella sola Toscana, ma certo la flessibilità è un tema che andrebbe affrontato. Così come la sburocratizzazione, nella parte che compete l’organo regionale. E più di tutto, forse, la riorganizzazione dei centri per l’impiego e del sistema di accesso al lavoro, per colmare il dislivello tra domanda e offerta, che oggi produce il paradosso di avere aziende che cercano lavoratori specializzati, senza trovarli. Puntare allora sui centri di formazione professionale, renderli organici, sostenerli economicamente, potrebbe rappresentare una soluzione, così come succede in altri paesi. Ma è solo un’idea. Ci sono in realtà tanti, troppi temi che andrebbero aggiornati. Che fare, ad esempio, con la Bolkenstein e le concessioni ai balneari? È una direttiva ancora attuabile all’indomani di una crisi così drastica per quel settore?

RIFIUTI E RISORSE. Arrivato il definitivo stop al termovalorizzatore di Case Passerini, pare che oggi si pensi alla realizzazione nella stessa area di un centro di recupero dei rifiuti, in ottica economia circolare. È questa la prospettiva? In che modo questo processo verrà gestito, e con quali eventuali penali a carico della cittadinanza? Altro tema, sono in scadenza le concessioni del settore idrico, che evidentemente, nella riorganizzazione generale, dovranno tenere conto di cittadini sempre meno in grado di pagare bollette tra le più alte d’Italia. La regione può farsi garante che la spesa pro-capite diventi il parametro base nella strategia di riassetto?

GRANDI OPERE. Aeroporto, Stadio, Foster, per citare solo l’area della Toscana centrale. Come cambieranno le prospettive in seguito al Covid? Con i flussi e la mobilità ridotta, il trasporto interregionale subirà dei cambiamenti? E per gli appalti, il “modello Genova” che tutti oggi reclamano (commissario straordinario per le grandi opere), è una soluzione attuabile e in quale misura, tenendo conto anche delle infiltrazioni mafiose da cui la nostra regione non è indenne?

TURISMO. Già proprio il turismo, tema cruciale che, per la sua mancanza in questo anno, provocherà da noi una crisi peggiore che nel resto d’Italia. Come ripensare i modelli economici e la vocazione di una regione evidentemente troppo esposta ai rischi di un settore volubile come questo; come garantire i servizi e la sostenibilità delle città d’arte (Firenze in primis) anche senza turismo? Come tutelarle dal rischio che per far fronte alla crisi di liquidità derivata dal mancato indotto turistico, svendano i propri patrimoni, diventando preda di grandi investitori stranieri e speculatori immobiliari?

SANITÀ. Il sistema sanitario, poi, così cruciale in questo periodo, ha dimostrato di reggere l’urto di una pandemia soltanto laddove esistono ancora la medicina territoriale e i presidi decentrati, modelli insomma molto diversi da quello dell’accentramento in poche macroaree voluto fino ad oggi.

ECOLOGIA. E infine l’ambiente, proprio lui, che dovrebbe una volta per tutte diventare archetipo delle scelte e non accessorio o derivazione di esse. E quindi ripensare lo sviluppo e le infrastrutture in chiave green, puntare sulla mobilità sostenibile (piste ciclabili, quelle vere) e sul trasporto pubblico, garantire la dismissione e la riconversione di impianti e siti inquinanti, lavorare sulle nostre campagne e sui bacini per il dissesto idrogeologico.

A bene vedere questi e molti altri capitoli generali d’intervento, non sono troppo distanti da quelli di cui si discuteva prima di marzo 2020, ma è chiaro che la loro modalità di attuazione oggi deve necessariamente cambiare e aggiornarsi al dopo-virus. L’appello quindi è a tutti coloro che si candidano a guidare la Toscana: lasciate pure da parte la contesa politica old-style, le frecciatine, le accuse. C’è una regione che andrà ricostruita e che non ha niente a che fare con la Toscana narrata nei vostri programmi elettorali pre-covid. Quelli metteteli pure nel cassetto e dedicatevi anche voi alla vostra Fase 2.

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