Il vecchio che avanza nella Toscana Firenze-centrica

Giani è il classico politico che dice sempre quello che tutti vorremmo sentirci dire ma che non ci dice mai come ha intenzione di farlo. Come per la visita di qualche giorno fa all’Interporto, che secondo lui dovrebbe diventare “la piattaforma logistica di interscambio tra traffico su gomma e strada ferrata dell’Italia centrale”. Sarebbe opportuno che spiegasse semmai perché, dal lontano 1984, l’Interporto non è mai riuscito a diventare ciò per cui era nato. Trentasei anni di attesa per una società ormai diventata quasi esclusivamente una società immobiliare che da trentasei anni continua ad inseguire una dimensione che non è mai riuscita neanche a sfiorare. 

Giani rappresenta a pieno il sistema di potere politico fiorentino per eccellenza. In quella visione firenzecentrica (della Piana, della Toscana, dell’Italia e, in parte, del mondo) inaugurata da Renzi nel 2009, portata avanti da Nardella in questi ultimi anni e ormai naufragata nei fatti, Giani c’è dentro fino al collo. Quella Firenze immaginata dieci anni fa si è scontrata duramente con la realtà di questi ultimi mesi. L’inceneritore, l’ampliamento della pista di Peretola e il nuovo stadio alla Mercafir sarebbero dovuti essere i tre grandi progetti della Firenze del futuro e tutti e tre sono stati sonoramente bocciati dai vari passaggi amministrativi e giudiziari.

Affidare la candidatura alla presidenza della regione Toscana a Giani vorrebbe dire scegliere di dare continuità a quella visione ormai sconfitta dalla storia. Giani è forse la figura che meglio riesce a garantire i tanti interessi politici regionali e nazionali del suo partito e di qualche alleato, ma non è di certo ciò di cui ha bisogno questo territorio per inseguire una svolta. Se contrapposto alla Ceccardi sul piano elettorale, molto probabilmente riuscirebbe anche a vincere al primo turno, ma l’unico risultato sarebbe quello di rinforzare ulteriormente il sistema di potere regionale nelle mani del Partito Democratico e nulla più.

La Toscana sarebbe però sotto la guida di un politico che adesso cerca goffamente di proporsi come il nuovo che avanza quando in realtà ha iniziato la sua carriera politica esattamente trenta anni fa venendo eletto al Consiglio Comunale di Firenze nelle fila del PSI. È stato poi assessore nella giunta di Domenici, presidente del Consiglio Comunale con Renzi e, come ultima cosa, presidente del Consiglio Regionale con Rossi. È stata fatta una scelta conservatrice quando queste elezioni regionali dovevano essere l’occasione per provare a scrivere la prima pagina di un nuovo libro.

Il Partito Democratico ha deciso di affacciarsi agli Anni Venti del nuovo secolo affidando il timone ad uno dei protagonisti delle politica fiorentina fallimentare degli ultimi venti anni. La storiella del “se non votate PD vi ritrovate la Lega” ha stancato tutti e non può essere sempre l’argomento principale per convincere l’elettorato a scegliere una cosa piuttosto che un’altra. L’elettorato, anche quello democratico e liberale, potrebbe non apprezzare questa mancanza di coraggio. Le alternative, sia a sinistra che al centro, non mancheranno.

 

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