Nella guerra tra Biffoni e Toccafondi l’unica vittima è la città

Intervenuto l’altra sera su TV Prato nella trasmissione “Il gioco è fatto”, il presedente dell’AC Prato Paolo Toccafondi ha fatto sapere pubblicamente che non parteciperà al bando indetto dal Comune di Prato per la gestione del Lungobisenzio. Bando che prevede, tra l’altro, altri ingenti investimenti sia per la Serie D che per un’eventuale Lega Pro.

Ricordando a tutti i lettori che l’impianto è senza un gestore da più di tre anni e che il Comune si è fatto carico di importanti somme per garantire gli standard previsti dai campionati professionistici, vorrei provare a fare un ragionamento senza tornare su una storia, quella tra Biffoni e Toccafondi, che va ormai avanti almeno dal 2015 e sulla quale mi sono già espresso ampiamente e pubblicamente (prendendo sempre le difese del sindaco). Ci sono stati persino strascichi in tribunale e non è assolutamente mia intenzione rianimare la polemica.

Una cosa però, giunti a questo punto, mi preme dirla. Il risultato della guerra tra Comune e AC Prato ha fatto registrare una sola vittima: la città. Paolo Toccafondi continua a gestire la sua squadretta esattamente come ha sempre fatto, anche se ridimensionato da una categoria inferiore che lo esclude dal calcio che conta. Quest’anno poi, con le riforme dei campionati minori all’orizzonte, rischia pure di essere ripescato tra i professionisti in quella che dovrebbe tornare ad essere una specie di nuova Serie C2. L’impianto di Montemurlo anche se periferico e in provincia, è più che sufficiente per ospitare i pochi tifosi al seguito della squadra biancazzurra.

Il braccio di ferro tra il vulcanico presidente e il nostro primo cittadino ha portato la faccenda su un piano surreale: esiste un bando pubblico per la gestione dello stadio ma manca l’unica squadra che potrebbe prenderlo in gestione. Ci pensate a Parma, a Brescia, a Perugia o ad altre città simili per dimensioni alla nostra, se venisse meno l’interesse della squadra di calcio della città, chi sarebbe in grado di prendere in gestione gli stadi? Nessuno. Esattamente come a Prato. E, per questo motivo, fanno ancor di più sorridere le parole di Biffoni di ieri su quello che avrebbe fatto lui se avesse avuto uno come Commisso per le mani.

Non poteva che essere così d’altronde, per una città che ormai non può più nascondere la situazione drammatica di tutto lo sport locale. Sia per le società, in gravi difficoltà, che per gli impianti che versano in situazioni imbarazzanti. Abbiamo un palazzetto dello sport a Maliseti, dove ormai piove dentro da anni, che non può ospitare gran parte degli sport indoor perché mancano una manciata di metri di altezza. Abbiamo una pista d’atletica a Chiesanova, con una tribuna coperta maestosa sempre deserta, che non può ospitare le gare nazionali perché è stata progettata in maniera non idonea agli standard e che si fa aiutare dai lampioni della tangenziale perché l’illuminazione notturna non è sufficiente. Avremmo potuto avere una cittadella del rugby a Iolo, ma quei 3 milioni di euro di prestito erogati dalle banche e garantiti dal Comune non sappiamo ancora dove siano finiti. Per non parlare della situazione delle piscine e delle palestre.

Lo stato di salute dello sport è una delle cartine tornasole dello stato di salute di una città. Continuare a fare finta che tutto vada bene vuol dire voler fare del male ai pratesi. Proprio com’è andata a finire sulla questione del Lungobisenzio.

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