Il Consorzio Santa Trinita e la transumanza finale dei democristiani

Alzi la mano chi, in questi anni, non si è lasciato convincere dalla bontà del lavoro svolto dal Consorzio Santa Trinita. Persino io, che avevo nutrito numerosi dubbi all’inizio, mi sono dovuto ricredere più volte. Quando nel 2013 nacque questa esperienza e vidi che tra le fila dei promotori c’erano gli stessi che persero il famoso congresso dell’UDC di un anno e mezzo prima, nel mio vecchio blog Il Bubbone avanzai l’ipotesi che dietro a tutto questo ci fossero obiettivi meramente politici. Non mi sbagliavo, visto come sono andate le cose sei anni dopo. In quel momento però fui costretto a tornare pubblicamente sulle mie convinzioni, anche se i dubbi, in questi anni, non mi hanno mai abbandonato. Non voglio però correre troppo veloce e svelarvi subito il finale. Andiamo per gradi.

PRONTI VIA. Gli inizi furono molto positivi e il consorzio riuscì fin da subito a rianimare un quartiere che, fino a quel momento, rappresentava soltanto diverse problematiche e un grande potenziale inespresso. Molti fondi sfitti, tanta la percezione di insicurezza e un giardino meraviglioso abbandonato a sé stesso da troppi anni furono le prime sfide per il neonato consorzio. Ignorando le elezioni 2014 che incoronarono Biffoni, smentirono le malelingue che vedevano questo impegno volto solamente a costruire del consenso in chiave elettorale. La prima grande prova di forza del consorzio fu una cena nei giardini di Sant’Orsola con 750 persone. Bissarono l’anno dopo, nella piazzetta del vecchio ospedale (non dimentichiamoci la loro posizione originariamente contraria all’abbattimento dell’ex MeD per fare spazio al parco centrale) nella quale furono messe a sedere 400 persone. Dal 2015 al 2019 sono state tante le iniziative, ben coordinate, ottimamente comunicate e sostenute dal Comune di Prato, che hanno fatto cambiare volto al quartiere. Dal recupero del giardino di Sant’Orsola agli eventi di street food nella via fino ad arrivare al pic-nic, comunque molto discusso, nel chiostro di San Domenico. Le numerose aperture di ristoranti e locali poi, hanno portato tantissime persone a rivivere il quartiere, facendo spostare di qualche centinaio di metri, ma comunque fuori dal quartiere, i fastidiosi episodi di microcriminalità e degrado. Quello che però era un consorzio di quartiere, a un certo punto, è diventato altro.

VOTA ANTONIO. Ciò che nessuno si aspettava però è quello che sarebbe accaduto poco dopo, durante le elezioni amministrative 2019. Giacomo Sbolgi, uno dei fondatori del consorzio, si è candidato al Consiglio Comunale nella lista Biffoni (poi eletto con 357 preferenze) e il presidente del consorzio, Francesco Querci, è stato indicato successivamente dal sindaco come presidente (30.987,36€ di compenso annui per almeno 4 anni) di una della più importanti società partecipate che abbiamo in città: l’Interporto. . La festa per la vittoria al ballottaggio di Biffoni poi, dove poteva essere festeggiata secondo voi, se non ai giardini di Sant’Orsola? La lista Spada, in questo primo anno della legislatura, è intervenuta spesso in consiglio comunale cercando di fare luce sul rapporto politico tra il consorzio, la lista del sindaco e l’amministrazione comunale. In uno dei prossimi articoli farò anche un resoconto di questo.

COMUNIONE E SPARTIZIONE. Il buon lavoro del Consorzio in questi anni, avvenuto sotto gli occhi di tutti e che nessuno vuole mettere in discussione, è servito nel frattempo anche a camuffare la transumanza politica, verso il centrosinistra cittadino, di gran parte di quei protagonisti che persero quel famoso congresso UDC nel 2011 di cui vi parlavo prima. C’è chi l’ha fatto prima e in maniera autonoma, come Lorenzo Maria Marchi, e si è ritrovato a fare l’assessore nella nuova giunta Biffoni, e chi l’ha fatto piano piano dopo, come Sbolgi, Querci e molti altri, sfruttando il consenso costruito con il consorzio e prendendo strade meno battute dalla politica convenzionale. Non è assolutamente scollegata da questo contesto la nomina di Antonio Longo come coordinatore di Italia Viva e dell’approdo di tanti altri ex UDC nel nuovo partito di Renzi, tanto da farlo sembrare più una sezione di un circolo locale di Comunione e Liberazione piuttosto che il partito locale dei renziani. Che nel resto d’Italia rappresenta spesso un vero e proprio pungolo e stimolo anche quando a governare il territorio è una giunta PD mentre qui, a Prato, avanza in maniera del tutto subalterna alla figura di Biffoni e dei suoi, che paiono aver apparecchiato tutto fin dal principio. Chissà cosa ne pensa Renzi di questo freno a mano tirato, anche in vista del prossimo appuntamento regionale. Ma, anche di questo, vi parlerò in un prossimo articolo.

NATIONAL GEOGRAPHIC. La politica cambia velocemente e, altrettanto velocemente, cambiano gli equilibri e i rapporti di forza. Come in Africa, dove solo gli animali con una migliore capacità di adattamento riescono a sopravvivere in attesa dell’arrivo della stagione delle piogge, anche in politica i democristiani hanno sempre dimostrato di saper sopravvivere sulle altre razze nonostante i grandi e inaspettati cambiamenti. Trasformazioni che, a livello locale, necessitano anche di operazioni in sordina come quelli di un consorzio di quartiere. Perché se può lasciare il tempo che trova il percorso che uno sceglie di percorrere, è senza dubbio di fondamentale importanza il risultato che uno riesce ad ottenere. Cito un passaggio del Vangelo di Matteo, che sicuramente i miei amici candelotti conosceranno bene e che secondo me calza a pennello per raccontare questa storia:“Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?”

Per carità, tutti movimenti più che leciti e per certi versi anche inevitabili per la politica di oggi. La gestione del potere, come ci ha insegnato Cossiga in uno dei suoi ultimi libri (“Fotti il potere”, Aliberti Editore, 2010) è l’unico fine per chi fa politica. Almeno dal 1992 in poi. E la ricerca del potere è da sempre un’ossessione dei democristiani.

Questa transumanza ha giovato a tutti gli attori locali del tutto consapevoli di quello che stavano facendo accadere: a chi era fuori dai giochi e si è potuto ricostruire una verginità politica sfruttando la rappresentanza che un consorzio di quartiere è in grado di garantire e a chi non gli è parso il vero di portare dalla sua parte un pezzo di città che finora era stato solamente avversario. Il resto del racconto è soltanto la solita spartizione del potere partitocratico che ho sempre combattuto e che non rappresenta in alcuna maniera il bene della nostra città.

LA PROSSIMA ESTATE. Tornando alla cronaca di questi giorni, per tutti i motivi che vi ho elencato, dopo il dibattito innescato qui da parte dei tanti ristoratori che hanno chiesto che per questa estate la gestione del food and beverage negli spazi comuni venisse gestita direttamente dai locali e non dalle associazioni, non mi ha di certo stupito la posizione della giunta emersa durante l’ultimo consiglio comunale. C’è un patto di collaborazione tra il Comune e il Consorzio Santa Tinita, che prevede per quest’ultima anche la somministrazione, e l’amministrazione comunale ha già fatto sapere, nelle parole dell’assessore Squittieri, che non ha alcuna intenzione di modificarla. La partita non è ancora chiusa comunque. Staremo a vedere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...