Hikikomori: in quarantena per scelta

L’altro giorno ho visto due giocare a tennis in un parcheggio. Sono i primi di maggio, e c’è la primavera. Certo, ci sono le restrizioni, ma la gente ha una maledetta voglia di uscire. Del resto, dopo due mesi di isolamento forzato, vissuto da molti come una vera e propria prigione, il bisogno d’aria è quasi scontato. Ma non per tutti. Anzi, per qualcuno la fase 2 risulta inutile, se non addirittura fastidiosa: gli hikikomori. In Italia si stima siano quasi 100mila; oltre un milione nel solo Giappone; a livello mondiale, numeri da capogiro.

MA CHI SONO GLI HIKIKOMORI? Il termine, nato in Giappone, significa letteralmente “stare in disparte, isolarsi”, e deriva dalle parole hiku “tirare” e komoru “ritirarsi”. In pratica si tratta di soggetti che versano in una condizione psicologica che li porta ad isolarsi completamente, anche all’interno delle mura domestiche, e a mantenere contatti soltanto attraverso social network, videogame o chat private. C’è un profilo tipo degli hikikomori, stilato dalla letteratura scientifica nipponica (su questo tema ancora poco diffusa): ragazzi tra i 16 e i 30 anni, spesso maschi e figli unici (nel 70% dei casi), di estrazione sociale medio-alta o appartenenti a famiglie ricche con genitori poco presenti. In molti casi i soggetti si isolano a tal punto da chiudersi nella propria stanza per mesi, consumando i pasti all’interno e uscendo soltanto per recarsi al bagno. Chi è soggetto a questa condizione in età adulta, esce di casa soltanto per lavorare, per poi ritirarsi nuovamente; non instaurano relazioni sociali (praticano sesso solo grazie ad app d’incontri) e, in alcuni casi, sviluppano forme maniaco-depressive che possono portare al suicidio. Qualcuno, ma su questo non ci sono riscontri ufficiali, ha addirittura collegato i suicidi di massa avvenuti nelle metropoli nipponiche proprio agli hikikomori, che dopo anni di isolamento si davano appuntamento tutti insieme per porre fine alle loro vite.

SCELTA SOCIALE O DISTURBO PSICOLOGICO? Ora, è facile pensare che tutto questo sia soltanto una strana, tetra moda orientale. Immagino un genitore nostrano leggere questo articolo e pensare: “fosse mio figlio, lo costringerei ad andare al parco” oppure “gli staccherei il computer, gli toglierei lo smartphone”. In realtà potrebbe essere un po’ più complicato di così. Intanto per la diffusione del fenomeno: sebbene nato in Giappone, oggi è presente in tutto il mondo, con prevalenza nei paesi più moderni e privilegiati dal punto di vista economico. E a differenza di mode più o meno pericolose, come la blue whale o la cinnamon challenge, l’hikikomori non è un “gioco” da fare su internet. Nel 2013 il Ministero della Salute giapponese lo ha inserito a tutti gli effetti tra i disturbi psicologici, anche se non è ancora considerata una patologia: infatti, sebbene sia presente anche in soggetti affetti da depressione, fobia o schizofrenia, la pulsione all’isolamento può manifestarsi come singolo sintomo in ragazzi apparentemente sani. Proprio il fatto di essere percepita più come una scelta sociale che come un’anomalia psichica, il suo studio è ancora piuttosto arretrato, così come le terapie per combatterlo: se in Oriente (dove è presente dagli anni ’80) vengono prescritte sedute di psicoterapia e persino l’assunzione di farmaci, da noi si tende ancora a minimizzare, o altrimenti ad associarlo a forme psichiatriche più gravi, e quindi, in pratica, a sottovalutarlo come condizione a sé stante.

LE CAUSE. Le cause che portano al manifestarsi di questa pulsione all’isolamento sono in realtà già state profilate, e risiedono fondamentalmente negli usi e costumi che stanno diventando (nostro malgrado) di massa: da una parte l’iper-competitività di una società che spinge verso il profitto e l’affermazione personale (in Giappone, il culto del successo è molto presente e viene introiettato nelle persone fin da piccole, per cui spesso il fallimento lavorativo diventa fallimento di vita in generale); dall’altra la digitalizzazione degli aspetti sociali (comunicazione via telematica, social network, smart working), anche se questo punto è sia causa che conseguenza del disturbo. Così come l’abuso di videogame, che molti hanno inizialmente additato come fonte dell’isolamento, ed invece potrebbero essere un risultato dello stesso, se non addirittura una valvola di sfogo, che consentirebbe comunque di intessere relazioni.

Insomma, per quanto si possa pensare che tinder o tik tok siano una figata, chiunque abbia un minimo di cervello capisce che l’abuso di strumenti come questi possono fare solo male. Le relazioni dirette, l’interazione vis a vis, persino il litigio, sono elementi essenziali nella formazione di soggetti psicologicamente sani. Ci sono decenni di studi clinici a dirlo.

E per chi ancora ritiene che sia tutto un’invenzione, o qualcosa che non ci toccherà mai da vicino, pensate a come siete cambiati in soli due mesi di isolamento: non siete più schivi, nervosi e circospetti ogni volta che uscite di casa? Non vi sentite più preoccupati di prima quando mettete un piede fuori? Non cambiate marciapiede, quando state per incrociare un’altra persona a passeggio con il cane? Ed è soltanto per il timore del virus, o sotto sotto abbiamo sviluppato una generale diffidenza verso il prossimo? Ecco, immaginate ora che questi mesi di quarantena diventino la norma, che d’ora in poi lavorare da casa attraverso un computer, fare la spesa online, chiamare gli amici tramite Skype sia la regola, anzi il costume generale. Immaginate di cancellare dalle vostre vite la pausa caffè, la birretta con gli amici, il dialogo con la cassiera al supermercato. Immaginate le prossime generazioni, i vostri figli, senza tutto questo. Cosa diventeremmo noi italiani, popolo della stretta di mano, delle pacche sulle spalle e del tennis da parcheggio? E più in generale, che mondo sarebbe, quello di domani, se fosse popolato soltanto da hikikomori?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...