Buongiorno Spadafora! Di calcio e di sport si deve parlare sennò non si riparte più

“Smettetela di parlare di calcio che ci sono i morti. Non sono questi i veri problemi del Paese”. Questa frase retorica e piena di ipocrisia ha condizionato la vita del mondo sportivo e calcistico degli ultimi due mesi.

Follia. Ma davvero qualcuno crede che i dirigenti sportivi e calcistici che vogliono la ripresa non hanno sentimenti nei confronti dei continui contagi e delle continue morti? Davvero qualcuno pensa che chi vive lo sport viva su una nuvola? In realtà, come spesso accade, nessuno ci ha capito niente.

Valore. Lo sport ha valore e insegna valori, come rispetto e educazione. Per la società intera. Perché non c’è solo la Serie A, il professionismo e Cristiano Ronaldo ma ci sono dilettanti e tutte quelle società dello sport di base di cui tutti spesso si dimenticano. Ministro compreso.

Per gradi. Occorre dividere il mondo sportivo per non cadere nel baratro del “tutta l’erba un fascio”. Da una parte la Serie A e la Serie B. Dall’altra tutti gli altri, dal calcio fino alla pallacorda passando per la dama. In Italia, il calcio è pane quotidiano per tante persone. In primis per calciatori e dirigenti. Ma dà da mangiare anche a frotte di giornalisti, giornalai e pennivendoli, a centinaia di dipendenti societari, operatori tv, membri degli staff sanitari, custodi e manutentori dei campi, bodyguard e chi più ne ha più ne metta. In Italia, purtroppo o per fortuna, di calcio ci si vive.

All together. Tutti, poi, parlano di calcio. Ma proprio tutti. Siamo il Paese dove un rigore assegnato o un fuorigioco non segnalato sta sulle prime pagine dei giornali per tre o quattro giorni. Pensate che il famoso audio di cui tanto si parla nelle ultime ore, risale a un episodio di due anni fa. Follia se uno non sapesse che in Italia tutti parlano di calcio. Da quando si è bambini fino a quando si invecchia, persino chi dice “ma siete sempre a parlare di calcio” parla di calcio.

Ripartenza. Perché urge ripartire? È vero, la Bundesliga riprenderà dal 16 maggio ma non guardiamo la Germania. Guardiamo in casa nostra. Urge ripartire perché senza il ritorno nei campi, si ferma una delle più importanti industrie di questo Paese. Per impatto sociale è paragonabile allo stop della scuola o ad un qualsiasi altro settore produttivo. Di calcio, ci si vive. Tutti. Non solo il grande campione ma anche quello che zolla la terra allo stadio Arechi di Salerno.

Cosa cambierà? Niente. Perché tutti continueranno a parlare di calcio giocato e da giocare. Esattamente come prima. Non ci possiamo fare niente, questo è quello che ci piace. Perché queste parole, a qualcuno, possono risuonare come ipocrite? Perché senza la Serie A si ferma tutto. Si ferma tutto quel giro che porta soldi alle società giovanili, si ferma la crescita di un settore in costante espansione, si blocca completamente l’accesso agli altri sport.

Stop. Il rischio che si possano chiudere le società giovanili è elevato, la FIGC stima oltre tremila stop e questo fa male. Perché gli Alessandro Del Piero cresciuti nel campetto di provincia o i Gaetano Castrovilli scoperti nelle piccole cittadine saranno meno. La chiusura delle Scuole Calcio è un allarme sociale perché i ragazzi, grazie a queste società, sono lasciati a loro stessi. E non sbagliamo prendendo ad esempio città come Prato o Firenze, ma pensiamo a città piccole dove queste società sono poche e la più vicina si trova a chilometri di distanza.

E gli altri sport? Le scuole calcio sono esattamente come le società di pallavolo (primo sport praticato dalle bambine ndr), le società di basket e quelle di qualsiasi sport. Ovviamente, il discorso è amplificato al valore che questo sport ha in Italia. Ma ogni tassello è fondamentale per un paese che vive di sport.

Sconfitta. Una società sportiva chiusa è una grande sconfitta per il sistema Italia. Lo sport è essenziale per la vita sociale in ogni città. Serve a formare nuovi cittadini che grazie allo sport imparano il rispetto, l’educazione e il vivere in gruppo poiché anche negli sport individuali si lavora insieme nelle palestre. Far ripartire la Serie A è importante per l’agognata questione dei diritti televisivi. E no, non solo per i soldi che entrano nelle casse dei club, quanto perché le televisioni si nutrono principalmente grazie al calcio che poi foraggia tutti gli altri sport.

Olimpiadi. Prendiamo un esempio banale. Chi guarderebbe le intere dirette delle Olimpiadi se queste non fossero incluse in pacchetto sportivo offerto da un broadcaster come Sky? Pochi, pochissimi. Infatti la fortuna televisiva di tutto il mondo dello sport è che tutti i grandi broadcaster vendono pacchetti dove si include tutto, ma proprio tutto. Tu acquisti un prodotto che è composto da tutto ciò che cerchi. È vero, io che amo il mondo degli “altri sport” forse lo acquisterei anche solo per la Champions League di Pallavolo o l’Eurolega ma il più degli abbonati delle televisioni sono calciofili. Ma questo non significa che disdegnino il resto. Infatti, con un pacchetto “Sport” uno può guardarsi dal Roland Garros fino al Tour de France, passando per la Serie A di Basket e la MotoGP.

Scusate ma”. In tutta questa situazione critica ci si mette anche il non-ministro Vincenzo Spadafora a creare più caos. Ogni settimana il portavoce grillino, lui lo è in tutti i sensi guardando al passato politico, si dimostra sempre più inadeguato. Dai seicento euro arrivati in ritardo ai collaboratori sportivi e con enormi intoppi burocratici fino agli eterni tira e molla con la Serie A. L’ultima esalazione di domenica sera, poi, è stata fatale: “Ora scusate ma torno ad occuparmi di tutti gli altri sport e dei centri sportivi (palestre, centri danza, piscine, ecc) che devono riaprire al più presto”. Ma che dichiarazione è?

Questo continuo fare una divisione fra calcio e altri sport crea ancora più discrepanza tra due mondi già lontani e, chi scrive, vive grazie a uno di quei mondi lontani. Quindi perché creare ancora più divisione? Il mondo del calcio e dello sport ha bisogno della Serie A e viceversa. Occorrere ripartire in maniera oculata, sicura e pensata, non “tanto lo fa la Germania”. Anche se sembra impossibile come in oltre due mesi non si sia arrivati a un protocollo definitivo.

E se uno risultasse malato? Che si fa? Si sospende tutto? No, non è possibile. Ma è altrettanto impossibile che dopo due mesi si sia ancora a fare chiacchiere mentre le intelligenti federazioni fanno in self-made mode.

Ognuno chiude ciò che vuole e come vuole facendo grandi saluti al non-ministro Spadafora.

Il rischio zero non ci sarà in poco tempo e c’è da salvare un intero patrimonio sportivo che non può essere gettato nel cassonetto come organico. Dalle palestre e le piscine passando per le società fino alla Serie A.

Basta scuse, basta attese. Se non si riparte con un protocollo studiato, sarà difficile farlo anche nella prossima stagione. Sveglia Ministro, si concentri! Non c’è da fare distinzioni anche se queste sicuramente ci saranno. Gli sportivi e chi lavora con lo sport hanno bisogno di ripartire, esattamente come tutti. Non è solo divertimento. Di sport si deve parlare.

1 Comment

  1. …. quando si accomuna il calcio professionistico (serie A e Serie B) a tutti gli altri sport quale fonte di insegnamenti di valori degni di essere chiamati tali …. mi scusi ma si commette un errore gigantesco. Nel corso degli anni il calcio di cui quasi tutti parlano, ha dato prova di diffondere tutt’altro che valori nobili, pensi di bassissimo livello che ha reso intere generazioni di ragazzi dei perfetti ignoranti sociali, concentrati solo sulla propria immagine e sull’apparire.
    Quindi, bene si ripartire con lo sport, ma quello vero, non quello romanzato fine a se stesso.

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