VLADI dell’Osteria:”Io le mie chiavi non le rendo. Stop a eventi come Sant’Orsola o San Domenico”

La loro “Osteria su Santa Trinita” è diventata in poco tempo uno dei simboli della rinascita di quella parte di centro storico che, fino a qualche anno fa, era famosa per spaccio e degrado. Un riscatto avvenuto a suon di nuovi ristoranti, localini, enoteche.. Se volete trovare posto dalla Bene e Vladimiro durante il weekend, siete costretti a prenotare con largo anticipo. Ci raccontano come stanno vivendo questa quarantena e intervengono nel dibattito sulla lenta ripartenza, provando ad anticipare l’estate che ci aspetta.

Come state? Dopo quasi 60 giorni di chiusura, finalmente questa settimana avete ricominciato col take-away.
“È una formula nuova per noi ma, dopo i primi giorni un po’ titubanti, fin da giovedì abbiamo iniziato ad avere degli ottimi riscontri. Ci manca il contatto coi nostri clienti ma era l’unico modo per poter ripartire e per lasciarci alle spalle queste settimane da incubo”.

Nei giorni scorsi alcuni vostri colleghi (pochi a Prato, molti a Firenze e tantissimi nel resto d’Italia ndr) hanno riconsegnato le chiavi ai sindaci in segno di protesta. Che ne pensate?
“Noi non riconsegneremo mai le chiavi del nostro ristorante perché sarebbe una sconfitta. Poi capiamo benissimo i colleghi fiorentini, che lavorano in un contesto molto diverso da quello nostro pratese. Lì vivono soprattutto di turismo e la situazione, se non riparte tutto il prima possibile, rischia davvero di essere drammatica. A Prato non è così: abbiamo affitti più bassi, tasse più basse, suolo pubblico più basso. Certo, qualcosa deve essere fatto anche qui ma ci sono anche le condizioni per poter trovare una quadra senza mettersi a fare la guerra.”

Alcuni hanno proposto di dare piazze, strade e giardini ai ristoranti fino alla fine dell’estate. Che sia la volta buona per la pedonalizzazione di buona parte del centro?
“Benissimo dare giardini, piazze e strade ai locali per poter provare a recuperare il lavoro perso e avere anche un centro storico con meno macchine. Stop però a esperienze come quella di Sant’Orsola o di San Domenico degli anni passati, che hanno solamente messo in difficoltà tantisimi ristoratori del centro. Questi spazi devono essere dati a chi ha la licenza da ristoratore, a chi tutto l’anno paga le tasse come ristoratore, a chi crea posti di lavoro fissi e a chi fa sacrifici 365 giorni all’anno per far vivere il centro, non ad associazioni o a consorzi che nulla c’entrano con il nostro mestiere. Capisco per la gestione dello spazio, ma mangiare e bere siano gestiti dai ristoranti.”

Che estate ci attende?
“Bella domanda. Sarà innanzitutto un’estate con molti ristoranti aperti e tanta gente a giro che si godrà la città in un periodo in cui, di solito, era altrove. Sarà un’esperienza diversa per tutti ma, come tutti i cambiamenti, porterà anche delle cose positive. Noi abbiamo cercato fin dall’inizio di metterci in gioco e di imparare cose nuove che non sapevamo. Riscopriremo un sacco di aspetti delle nostre vite che forse c’eravamo dimenticati.”

Cosa vi manca di più dei mesi scorsi?
“Tutti i nostri clienti dentro il ristorante che fanno casino. Ci mancano i cori per gli auguri di buon compleanno o per i brindisi. Ci mancano le sciabolate. Ricordatevi: non bisogna mai smettere di spingere.”

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