La Politica al servizio della Tecnica

In questi tempi comunque – al di là della tragicità degli eventi – di estremo interesse, possiamo ascoltare, tra politici e commentatori, chi non smette di elencare gli elementi fortemente negativi di questa crisi e gli altri che sottolineano le intrinseche possibilità che si potrebbero aprire. Anche nella giornata di ieri non sono mancate le citazioni del nostro premier Conte, a sproposito, sulla differenza tra la negatività della doxa (opinione) e la bontà dell’episteme (sapere certo e incontrovertibile). Come abbiamo potuto assistere alle insussistenti analisi e deboli risposte di un filosofo del calibro di Massimo Cacciari sul fatto che il Covid19 sarà “un incredibile acceleratore del cambiamento”.

Questa perenne ricerca umana sulla dicotomia tra ciò che sarà bene e ciò che sarà male rischia di mettere in ombra la realtà di questa crisi che non fa, in pratica, che accelerare non un cambiamento, ma semplicemente un processo che è in verità inevitabile: il dominio della Tecnica, scevro da connotazioni di bene e male o di giusto o sbagliato, ma che verosimilmente sarà l’approdo futuro dell’umanità stessa. La Tecnica infatti seppellirà i valori della tradizione (massimamente rappresentati dal cristianesimo), di cui Nietzsche ha annunciato la morte nella seconda metà del XIX secolo, ma seppellirà anche la Politica e infine il capitalismo.

Ognuna di queste attività umane, infatti, per prevalere sulle altre si serve dello strumento tecnico potenziandolo infinitamente. Allo stesso tempo questo utilizzo – che non guarda più allo scopo ma al mero potenziamento dello strumento stesso – per dominare non stravolge infine l’obiettivo di queste facoltà umane? Certamente. Per quanto riguarda la Politica, Pannella aveva intuito (bontà sua) che il motto machiavellico del “fine che giustifica i mezzi”, onde evitare di perdere di vista i fini, andava ribaltato in “i mezzi qualificano i fini”. E così per tutte le attività umane. Rimanendo in ambito politico possiamo tutti riflettere su come l’ideale marxista sia stato completamente stravolto da quello che è stato il socialismo reale, ovvero quel comunismo che ha cercato di trionfare utilizzando lo strumento tecnico per potenziare sé stesso (arsenali nucleari, viaggi spaziali, piani quinquennali): l’obiettivo fu intanto il potere, una volta conquistato questo potere mondiale si sarebbe potuto pensare a come realizzare una società più giusta. Il potere fu raggiunto ma con esso anche i fini del comunismo erano stati definitivamente stravolti.

La Tecnica e il suo accrescimento infatti non sono più semplici strumenti, ma diventano essi stessi dei fini. Ma qual è la caratteristica principale che la differenzia da tutte le altre forze in campo? Molto banalmente il fatto che la Tecnica semplicemente se ne infischia di quello che è giusto o di quello che è sbagliato. Cosa è Bene o cosa è Male non riguarda la Tecnica ed essa stessa non accetta di sottostare a queste vetuste categorie della tradizione morente: essa vuole superare soltanto sé stessa. E potete giurarci che i lillipuziani della tradizione non avranno nessuna chance di contenere la potenza della Tecnica.

Certamente non è un caso che negli ultimi anni si parli sempre più spesso di “governo tecnico” o di “comitato tecnico-scientifico”, preludio della definitiva dominazione. Molti commentatori ne parlano negativamente, individuando in questo il superamento della Politica in favore della tecno-scienza, mentre bisognerebbe prenderne soltanto atto nella sua inevitabilità e porre i necessari correttivi. Quindi la Politica diventa inutile? Assolutamente no. La Politica ancora oggi e per molto tempo sarà utilissima e noi dovremmo essere bravi ad aiutarla a “tramontare” nella miglior maniera possibile. La “felicità non è meno vera perché deve finire” ci ammoniva Bertrand Russel e così possiamo e dobbiamo dire che la Politica non è meno importante anche se è destinata a finire in favore della Tecnica.

Facciamo un altro esempio per archiviare definitivamente il pensiero, pur rispettabile, di Serge Latouche, la cosiddetta “decrescita felice”. Premettiamo che in ogni tempo e in ogni luogo ci sarà un uomo in cerca di ascesi e che possa tranquillamente rinunciare ai comfort e ai progressi della società moderna in virtù di un ricercato o addirittura trovato equilibrio mentale. Questo non sarà però mai l’intento della maggior parte della società che vorrà una costante crescita del progresso tecnologico al fine, ad esempio, attraverso l’informatica di comunicare e lavorare più comodamente, o attraverso la medicina di riuscire a guarire da malattie che fino a oggi non lasciano scampo. La storia dell’uomo va verso l’accrescimento tecnico dall’invenzione della ruota in poi, così come l’Universo procede verso l’entropia. Ciò non toglie che nel futuro potremmo avere una Tecnica più rispettosa dell’ambiente, ma questo non sarà mai l’obiettivo primario, ma un obiettivo collaterale, ovvero la Tecnica avrà semplicemente bisogno che il pianeta continui a prosperare per accrescere sé stessa.

Questo processo, inevitabile, potrà essere etichettato come positivo dai nemici della tradizione e come negativo dagli amici della tradizione. Viceversa potrà essere visto come positivo dagli amici della scienza e come negativo dai nemici della scienza. Ma in tutto questo – inevitabile – non esiste una connotazione di giusto o sbagliato, chi si azzuffa per questo lotta soltanto sul medesimo ring. Questo è semplicemente il futuro che l’umanità si troverà a vivere. Futuro che non ha niente di consolatorio ma che è semplicemente il nostro Destino.

Solo una Politica consapevole di questo inevitabile Destino saprà confrontarsi nella maniera più opportuna con le scelte da intraprendere nel suo tramonto, per poter consentire all’uomo di prepararsi a quella società di domani che lo attende mettendo in discussione i suoi valori odierni e proiettandolo direttamente nel futuro.

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