La distribuzione delle mascherine fra luci e ombre

Bomba libera tutti! No, non siamo a giocare a nascondino e non c’è un albero su cui battere il bomba. Siamo in Toscana e questa è una storia di mascherine, soldi pubblici e un sistema che fa acqua da tutte le parti. La Regione Toscana, a seguito dell’ordinanza che obbliga l’uso delle mascherine nei luoghi pubblici, ha aiutato la cittadinanza distribuendo tramite i comuni due/tre mascherine monouso, casa per casa, porta per porta.

Dopo questo importante e doveroso gesto nei confronti dei cittadini, il Governatore Enrico Rossi ha fatto partire in pompa magna una seconda distribuzione gratuita. Oltre 1,5 Milioni di mascherine al giorno tra farmacie e supermercati, cinque mascherine a testa la settimana, trenta al massimo in un mese. Bello? Direi di sì, finalmente qualcosa per i cittadini, qualcosa di fatto bene. Almeno dagli annunci.

Dai numeri siamo passati alla distribuzione infatti: sportelli dedicati in farmacie e supermercati, tessera sanitaria per essere identificati e che, con una sparata da parte del lettore, segna quante mascherine si sono prese. “Incredibile, in Italia riusciamo a fare le cose eque senza inghippi” mi ero detto settimana scorsa. Ecco, mi sbagliavo.

A quasi sette giorni dall’inizio della distribuzione la situazione è ancora delirante. Le farmacie del territorio pratese e fiorentino, infatti, già dalle prime ore del mattino hanno terminato le scorte giornaliere. Si creano assembramenti con tanto di litigi e risse e dulcis in fundo c’è un metodo per fregare il prossimo e fare una sonora pernacchia al Governatore Rossi.

Per risolvere il problema delle code e degli assembramenti alcuni comuni hanno già pensato alla consegna domiciliare e, come riportato da Il Fatto Quotidiano, hanno già chiesto alla Regione di poter gestire la cosa. Nell’aretino Cavriglia è già da inizio settimana che consegna casa per casa come durante la prima distribuzione, così come Pescia, Uzzano, Borgo a Buggiano e anche la stessa Pistoia che ha iniziato oggi la distribuzione. Il caso della distribuzione comunale poi è diffuso dal lucchese al litorale livornese passando per Prato, dove entro il 28 Aprile sarà finita la consegna del primo lotto regionale.

In provincia e nel Comune di Firenze, sebbene il Sindaco Dario Nardella si sia dichiarato pronto a cambiare il sistema di distribuzione, se qualcuno vuole fare il furbo ci riesce allegramente. Come? Ecco qua.

Questa mattina mi sono recato presso tre farmacie comunali del territorio che, come previsto,  avevano già terminato le mascherine. Già alle dieci del mattino. Curioso, all’ultimo tentativo, ho chiesto al giovane farmacista il metodo di distribuzione. Tessera sanitaria, sparata per identificazione e mascherine al cliente. Tutto nella norma. Per fortuna, aggiungerei.

Ma l’inganno arriva dopo. Mi sposto in un supermercato di una nota catena della grande distribuzione. Prima dell’ingresso c’è un tavolo con alcuni volontari. Sorridenti, come sempre. Dopo dieci minuti è il mio turno, arrivo lì davanti, chiedo le mascherine. Le prendo e vado via. Nessuno mi ha chiesto niente, né la tessera sanitaria, né chi fossi e quante volte le avessi prese.

Curioso e forte del mio anonimato, dopo la spesa, ho rifatto la fila. Dopo l’attesa ho richiesto le mascherine e ne ho preso un altro pacco da cinque. Senza nessuno che mi dicesse niente, senza che nessuno segnasse il mio nome. Fatta la legge, trovato l’inganno. Ecco, io di queste dieci mascherine qualcosa ne farò, anche perché il mio nucleo familiare è composto da tre persone e quindi ce ne spetterebbe un altro pacco però questa è la dimostrazione che se qualcuno vuole fare il furbo può farlo liberamente.

Ma la situazione, poi, varia da comune a comune e da supermercato a supermercato. C’è chi ti dà le mascherine previa consultazione dello scontrino e firma sullo stesso, chi si appunta il nome su un foglio bianco e chi ti chiede di mostrargli la tessera sanitaria senza segnarsi niente.

Ma davvero qualcuno pensa che una gestione così possa funzionare? Partendo dal presupposto che i soldi spesi per le mascherine sono soldi pubblici e a carico del Servizio Sanitario Regionale, perché un cittadino di Cavriglia può averne solo 30 e uno della Provincia di Firenze può farne incetta se ha cattive intenzioni? La situazione andava regolata fin da subito senza appellarsi a questo maledetto buon senso che, all’ennesimo giorno di clausura casalinga, ci ha rotto.

Perché nelle farmacie si obbliga al controllo e ai supermercati no? È vero, le pistole scanner possono mancare. Per questo conveniva fin da subito affidarsi alla rete dei comuni che, anche in questo caso, hanno salvato la situazione nel più dei casi.

Sono state evitate risse, verbali e non, file chilometriche e soprattutto si è evitato quel senso di essere più furbi alle spalle degli altri. Ma perché ogni volta dobbiamo farci riconoscere?

AGGIORNAMENTO:

Intanto, dopo cinque giorni di distribuzione casuale, il Governatore Rossi ha deciso che da Lunedì si potrà prendere le mascherine solo da Farmacie e Comuni.
Buongiorno Presidente!

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