A Salvini mancano gli immigrati

Nel mondo dell’informazione di questi giorni a farla da padrone è ovviamente il Coronavirus, con tutte le preoccupazioni che ne conseguono. Del resto, è così anche nelle menti e nelle conversazioni di ognuno di noi: tutto è incentrato sulla congiuntura che stiamo vivendo e sui timori per il futuro prossimo del nostro Paese.

Sebbene quindi sia assolutamente condivisibile che, vista la situazione straordinaria che stiamo vivendo, ogni altro evento passi in secondo piano, non può non colpire l’improvvisa scomparsa dai giornali e dalle TV di servizi e trasmissioni su altri temi rilevanti che ultimamente venivano raccontati sempre più con un format assimilabile a quello delle serie TV. Molte testate giornalistiche raccontavano infatti avvenimenti e fatti di cronaca come se fossero delle puntate quotidiane di serie TV, quasi come se all’informazione fosse demandato il compito di distrarre gli ascoltatori o i lettori dai problemi della realtà quotidiana, cosa che semmai sarebbe richiesta alle fiction o alle partite di calcio. È accaduto per i fatti di cronaca nera – come dimenticare, ad esempio, il delitto di Cogne o l’omicidio di Meredith – che hanno appassionato per anni i telespettatori al pari di “Breaking Bad” o “Stranger Things”. Ma, in parte, lo stesso approccio è stato seguito anche per temi più complicati.

Tra le serie TV di tipo reality che risultano attualmente accantonate, quella che fa più clamore è senz’altro la serie “Immigrati”, non fosse altro che per il fatto di aver a lungo catalizzato l’interesse di tutti i giornalisti e di tutti i cittadini, con punti di vista ed opinioni diversi. Improvvisamente il numero degli sbarchi quotidiani, i tentativi di accordo con i Paesi di provenienza, i negoziati con l’Europa per le quote di immigrati da ripartire con gli altri Paesi, il tema delle ONG, il finanziamento dei sistemi di accoglienza – tutti temi che, come si usa dire, facevano audience ed erano molto sentiti da ogni cittadino di ogni sponda politica – sono completamente scomparsi. Mentre è comprensibile che il tema sia stato declassato nell’ambito delle agende delle forze politiche (di governo e di opposizione) che adesso hanno altre urgenze, stupisce constatare come non vi sia più alcun aggiornamento sul tema nell’ambito delle notizie dei telegiornali o dei quotidiani.

Volendo proseguire nella metafora che abbiamo azzardato, è come se ormai le attenzioni di tutti gli appassionati dei diversi generi di serie TV fossero attratte da un unico filone, quello del Covid-19. La serie “Immigrati” – che andava per la maggiore – è stata improvvisamente ed inaspettatamente accantonata e non si sa quando riprenderà, come se il canale dedicato visualizzasse il messaggio “trasmissioni interrotte”. Possibile che non ci sia più niente da raccontare su un tema che era così importante da essere sulla bocca di tutti? Possibile che non ci sia più neanche una notizia da pubblicare, magari nelle ultime pagine di un giornale o nella coda di un telegiornale?

Ma soprattutto, quando riprenderanno a pieno titolo le trasmissioni di questa serie? A chiederlo immaginiamo possano esserlo soprattutto i simpatizzanti della Lega che, in mancanza del nemico pubblico rappresentato dagli immigrati, hanno dovuto deviare la loro attenzione su un’altra serie TV dal titolo “Europa e MES”. Anche questa rientra nel filone delle serie TV imperniate sul tema del “nemico comune”, ma non appassiona tanto quanto quella sugli immigrati. E, forse, non porta neanche lo stesso share, considerando che tale partito sembra aver perso un po’ di consenso negli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto.

Insomma, la Lega sembra improvvisamente spiazzata. Il cittadino comune è concentrato sul Covid-19 e sulla crisi economica che si prospetta. Sembra esser venuto a mancare quel traino che ha portato il partito di Salvini a un consenso elevatissimo fino a poco tempo fa. In generale, forse, se ne può dedurre che concentrare il proprio disegno comunicativo su un unico grande focus è una strategia pericolosa. È alto, infatti, il rischio di trovarsi svuotati di contenuti quando quel piedistallo improvvisamente diventa meno importante per l’opinione pubblica, come sta succedendo in questo momento in cui l’emergenza Coronavirus ha sparigliato le carte in tavola per tutti i contendenti politici. Sembrano esserne usciti premiati, invece, quei partiti che hanno avuto una strategia comunicativa diversificata su più argomenti e che non hanno fatto all in sul tema del momento. Ecco perché, forse, altri partiti sembrano risentire meno in termini di consenso per l’improvviso rimescolamento delle carte ingenerato dal Covid-19.

Sicuramente adesso ci sono questioni più importanti da affrontare. È a rischio la salute degli italiani, così come il tessuto imprenditoriale del Paese, i posti di lavoro, i conti pubblici dello Stato e degli enti locali. È a rischio la tenuta economica e sociale del Paese. La minaccia è grave e senza precedenti. È giustificata, quindi, la sensazione comune che certi argomenti possano essere rinviati.

Ma forse c’è altro. Forse il tema dell’immigrazione è particolarmente sentito quando lo si percepisce come un fattore capace di mettere a rischio il proprio benessere. Peccato che, da quando è scoppiato il Coronavirus, di benessere ne percepiamo molto meno e quindi non avvertiamo neanche il pericolo che altri possano intaccarlo. Adesso, con il futuro che mette paura, tutti siamo passati alla modalità “sopravvivenza” e non c’è spazio per altre preoccupazioni, percepite come minori.

C’è da augurarsi allora che si torni presto a parlare di immigrazione e di altri temi. Significherebbe che il peggio è passato e che la contrapposizione politica è tornata su temi sì importanti, ma da molti visti ed accettati quasi come una serie TV.

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