Il dramma dei fanta allenatori

I paradossi che questo tempo sospeso si porta dietro sono diversi, alcuni più bizzarri degli altri. Pensate al fantacalcio. Un gioco meramente virtuale rovinato dal lockdown, cioè la fantasia neutralizzata dalla realtà. Insomma, se le squadre vere non scendono in campo, se non vi sono marcatori, ammoniti, sostituzioni ed espulsioni, i fantallenatori sono più disoccupati dei loro colleghi reali.

Chi non conosce i delicati e ineludibili meccanismi del fantacalcio, le sue regole pignole, talvolta bizantine, non può comprendere né immaginare lontanamente la sofferenza del limbo forzoso in cui sono finiti i fantacalcisti (tra cui annoveriamo, non per amore di masochismo ma per scongiurare ogni accusa di snobbismo, il sottoscritto e il fondatore di “Targettopoli”).

Un dolore della privazione che si aggiunge, nevvero, a sacrifici ben più duri ma che non vogliamo e non possiamo celare, che anzi vogliamo far emergere in tutto il suo marginale splendore.

Quindi, spazio alla nostalgia di quelle settimane scandite da appuntamenti irrinunciabili: lo studio delle probabili formazioni, le scelte per stilare la formazione da inviare nei tempi prescritti, i giorni trascorsi a sbirciare i risultati delle partite in diretta (anche al cinema, anche a letto con l’amante) o a guardare in tv il posticipo del lunedì solo per tifare Lapadula che ti poteva risolvere la partita (cosa mai successa) o gufare Ilicic che era in forza al tuo avversario di turno (gufate quanto mai inutili). E poi l’attesa dei risultati ufficiali dopo i conteggi artigianali che mai corrispondevano a quelli del capo. E infine il bollettino con i riepiloghi ed i commenti, con quei bei titoli sarcastici o parafrasati dell’ineffabile redattore-presidente di lega (nel caso specifico, la nostra).

Insomma, una vero fantalavoro, più che un gioco. Una passione più che un divertimento fine a sé stesso.

E come non spendere infine, last but not the least, alcune sentite considerazioni su colui che, più di tutti noi, ha sofferto e sta penando per la sospensione, perché lui, il nostro presidente di lega, si alimenta e sopravvive di calcio e fantacalcio, di fogli rosa e pagelle, di pronostici e tabelle. Certo ha anche altri numerosi e apprezzabili interessi e passioni, che gli riconosciamo senza remore. Ma qui ci piace immaginarlo con quella sua postura indomita, sigaretta tra le labbra, chino sulle pagine della Gazza, con matita e pennarelli, fogli e ritagli, su quel grande tavolo di legno massello, con la cenere che cade ma non ferma il suo lavoro di fantapresidente, organizzatore da lustri e lustri del secondo gioco più bello.

È un’immagine che rinnoviamo nella nostra memoria, per offrirla ai lettori come un auspicio di veloce ritorno alla normalità che non sapevamo essere così realmente straordinaria.

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