Tutto pronto per la riapertura delle scuole ?

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Quando inizierà? Come inizierà? Da quali attività comincerà? Quali saranno le prime Regioni? Non mancano supposizioni e teorie di ogni tipo sull’inizio della Fase 2 per l’Italia, la fase di fuoriuscita dall’emergenza per il Coronavirus e di graduale avvicinamento alla normalità. Tutte le organizzazioni – tra cui enti locali, associazioni di impresa e sindacati – sono giustamente proattive nel rivendicare un ruolo nell’ambito del processo decisionale che si va formando per l’implementazione della Fase 2. Sembra tuttavia che nel novero degli attori che si confrontano e dei temi affrontati ci sia, almeno per ora, un grande assente: il sistema scolastico.

NEL RESTO D’EUROPA NON SEMBRA COSÌ. Tanto per fare degli esempi, si legge che la Germania potrebbe riaprire le scuole il 4 maggio, almeno per gli studenti più grandi (maturandi, studenti prossimi ad un esame e alunni dell’ultimo anno di scuola elementare). In Francia, Macron pare orientato a riaprire asili, scuole e licei dall’11 maggio, anche in considerazione del fatto che la parziale digitalizzazione della cittadinanza costituirebbe un fattore di disuguaglianza tra ceti sociali e tra zone del territorio nazionale. Anche la Spagna, che in fatto di Coronavirus vive una situazione molto simile a quella italiana sia in termini di numero di contagi che di numero di decessi, sta valutando come gradualmente ripristinare l’attività di istruzione scolastica. Danimarca e Norvegia sono ovviamente molto più avanti, forti di una situazione di minore criticità sanitaria.

E L’ITALIA? In Italia, molto semplicemente, per ora non se ne parla. Perfino la discussione sull’apertura degli stabilimenti balneari ha preceduto quella della riapertura delle scuole. Forse perché l’attività balneare – si sa – si concentra nei mesi di luglio e agosto e, implicitamente, è già da tutti accettato che la scuola si posizionerà nel suo mese per eccellenza: settembre.

Allora, però, saranno stati ben sei i mesi di chiusura delle scuole e questo non è un dato assolutamente banale. Sei mesi di assenza dai banchi di scuola, senza alcuna strategia per recuperare il tempo perduto, sarebbero un handicap importante per i nostri bambini e i nostri ragazzi.

Tralasciamo da questa analisi il problema della gestione dei figli quando, si spera a breve, i genitori potranno tornare al lavoro una volta che sarà almeno parzialmente superato il periodo di inattività lavorativa o di smart working imposto dall’attuale situazione. Tale tema, infatti, meriterebbe una considerazione a parte.

PREOCCUPAZIONI. Quello che preoccupa, oltre al dato fattivo del danno per le attività di studio, è la collocazione quasi residuale che sembra essere unanimemente attribuita all’attività scolastica rispetto a tutte le altre attività. Sarà perché la scuola non produce PIL nell’immediato. Sarà perché qualcuno pensa che lo studente può essere in grado di sopperire da solo a certe difficoltà. Sarà perché ci si affida alle lezioni online e alla buona volontà degli insegnanti nel sopperire con tale modalità di insegnamento. Le motivazioni possono essere diverse, ma resta il fatto che, tra tutte le attività da far ripartire, l’istruzione sembra l’ultima della lista nella considerazione di quasi tutti. L’assunto di fondo è che, forse, si tratta di un aspetto residuale rispetto al caos esistente su tutti gli altri fronti.

La riflessione e la deduzione – che speriamo vengano smentite dal lavoro della task force presieduta da Colao – è che l’istruzione e la formazione, e quindi il futuro dei bambini e dei ragazzi, sono una cosa alla quale adesso semplicemente non si può pensare. Adesso, nel pieno dell’emergenza, c’è da pensare al presente immediato. I giovani, in qualche modo, possono arrangiarsi.

Ma qualcuno prova mai a mettersi nei panni di questi ragazzi?

Già appena nato un bambino si ritrova affibbiato, oltre ad un codice fiscale, un ammontare di debito pubblico che gli si posiziona lì, tra capo e collo, e che non lo abbandonerà mai, per tutta la vita. Per i primi venti anni di vita saprà di non poter sognare a causa del debito pubblico, senza neanche capire esattamente cosa sia. Dopo i venti anni di età inizierà ad avere una certa consapevolezza dei conti e dei soldi in portafoglio. Ed allora realizzerà che c’è una miriade di pensionati di lusso i cui diritti però sono intoccabili. Realizzerà che la politica clientelare ha creato una valanga di ridondanti posti di lavoro garantiti ed intoccabili, a prescindere dal fatto che il soggetto lavori bene o meno, che faccia o meno il proprio dovere, che sia o meno meritevole.

A tutte queste tristi constatazioni, lo studente del 2020 potrebbe adesso doverne sommare un’altra. Nella testa dei giovani potrebbe incunearsi la persuasione che l’istruzione e la formazione possono essere sacrificate sull’altare di altre prioritarie necessità: quella sanitaria, quella produttiva, quella della sicurezza, quella finanziaria, forse anche quella clericale (riprenderanno prima le funzioni religiose o le lezioni scolastiche?).

Ecco perché la gestione della Fase 2 del Coronavirus potrebbe tramutarsi in una seconda ipoteca sul futuro dei nostri giovani. La prima grossa ipoteca – come detto – ce l’hanno già dalla nascita ed è rappresentata dal debito pubblico, quell’uomo nero che impedisce di sognare ma col quale, pian piano, si impara purtroppo a convivere.

La seconda ipoteca – più lieve e subdola da percepire – è rappresentata dalla (forse) diffusa convinzione che adesso, per il sistema Paese, il loro futuro conta meno. Le loro aspettative sono sacrificabili. E saranno proprio questi giorni a sancire questa evidenza. Se rinunceremo a sei mesi di scuola senza provare a organizzare recuperi estivi, turni mattina/pomeriggio o altro, significa che i giovani sono l’ultimo dei problemi.

I DIRITTI ACQUISITI. In questo quadro torna alla mente un vecchio refrain, che sentiamo sempre ripetere ogni volta che qualcuno cerca di affrontare il tema delle riforme. Per trovare risorse finanziare da veicolare sui giovani – in termini di nuove assunzioni nelle aziende, di investimenti in formazione, di sostegno alle startup, di agevolazioni fiscali, ecc. – si possono tagliare le innumerevoli pensioni d’oro? Si possono eliminare alcuni dei privilegi di cui godono alcune fette importanti della nostra società? Si può pensare ad una politica redistributiva non solo dei redditi ma soprattutto delle posizioni, che si basi sulla contendibilità di queste ultime? La risposta è sempre la stessa: no, perché quelli sono diritti acquisti, costituzionalmente garantiti.

Allora la domanda sorge (quasi) spontanea: ma il diritto dei giovani ad avere un futuro è un diritto da tutelare? È un diritto per cui qualcuno lotta? È un diritto costituzionalmente garantito? Evidentemente no, quello non è un diritto acquisito e, quindi, non è neanche tutelato. Ma è lì, nel dettaglio, che si incunea il diavolo. È vero, non è un diritto acquisito, ma è molto di più: è un diritto innato. E, in quanto innato, cronologicamente dovrebbe venire prima dei diritti acquisiti, quelli per cui molti individui – anche in periodi storici in cui la torta da dividere si restringe clamorosamente – continuano a beneficiare di tanti privilegi economici e di rendite di posizione sovente ingiustificati.

3 Comments

  1. Purtroppo, da che mi ricordo, la scuola è sempre stava vista da TUTTA la politica italiana come bacino di voti, e chi vota sono solo i lavoratori della scuola.
    Dell’istruzione si parla sempre e solo in funzione dei problemi dei lavoratori, i fruitori del servizio, gli studenti, sono praticamente visti come “accessori”…. e l’ultima dimostrazione la si è avuto questa sera (26/04/2020), durante l’utima conferenza stampa del Presidente Conte: ha speso un sacco di parole per dettagliarci i prossimi passi della “Fase 2” dei post-Covid-quarantena ma, per dire due parole sulle problematiche legate alla scuola, è stato necessario che una giornalista facesse una domanda esplicita sulla scuola.
    In oltre 40 minuti di discorso si era “dimenticato” della questione Scuola!!!!
    Direi che questo è abbastanza indicativo…purtroppo!

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    1. Francesco sono d’accordissimo con te. La conferenza stampa di stasera mi ha irritato per lo stesso motivo che hai citato e faremo un articolo ad hoc. Grazie per il messaggio. Ciao

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